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Una sorpresa “vinicola” nel cuore di Arnasco

"Liguria del gusto e quant'altro" è la rubrica gastronomica di IVG, ogni lunedì e venerdì

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Una sorpresa “vinicola” nel cuore di Arnasco
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Una sorpresa enoica nel cuore di Arnasco, suggestivo borgo famoso per la sua varietà di oliva, l’arnasca, pregiata per il suo olio, meno conosciuto per il suo vino, eppure… Eppure c’è una cantina, piccola, quindicimila bottiglie l’anno, che sorprende per i suoi vini, pigato, vermentino, rossese e granaccia che sanno di Liguria antica, di tradizione. Gallizia 1250 (l’anno certifica il primo documento che attesta la presenza della famiglia ad Arnasco), è azienda vinicola, olivicola e agricola. A guidarla è Luciano Gallizia, mitica annata ’56, che alterna giacca e cravatta da assicuratore di lungo corso a trattore e Ape, da agricoltore esperto. Ovviamente non è solo a condurre l’azienda, ha nella moglie Michela un validissimo aiuto in attesa che cresca Dante, il simpaticissimo figlioletto a cui è stato assegnato l’impegnativo nome in ricordo del nonno.

Luciano, mai sfiorato dall’attività politica, dal 1984 svolge un ruolo importante ad Arnasco: fondatore e presidente della Cooperativa olivicola, realtà che nel corso degli anni ha coinvolto il paese nel recupero degli oliveti, nella valorizzazione dell’olio con un moderno frantoio sociale e nella riscoperta delle antiche tecniche di costruzione di muretti a secco con una scuola che insegna quest’arte ancestrale.

Torniamo a Gallizia 1250. Prima di entrare in cantina un’occhiata alle vigne, in una vallata al confine tra Albenga e Arnasco, Arveglio, il sito dove nacque il primo nucleo, ormai scomparso, di Arnasco. Per chi sale lungo la strada che dalla Statale, a Coasco, porta alla strada di mezzacosta che unisce Arnasco a Vendone e Onzo, le vigne sono appena percepibili ad occhio nudo, protette come sono da pini e macchia mediterranea, ma una volta imboccata la stradina che porta ad Arveglio lo scenario cambia. Il grande pianoro sembra disegnato da aste, come quelle disegnate dai bambini, qui però sono linee fatte con grappoli d’uva maturi (la nostra visita è stata a pochi giorni dall’inizio della vendemmia), con un simpatico gabbiotto con pergole, una sorta di suggestiva toppia dove fare degustazioni (previste anche in cantina nella brutta stagione) accompagnate da pane e olio (Gallizia 1250 produce anche un grande extravergine, l’Olio dei Danti e salsine liguri, dal pesto genovese a quello di pomodori secchi e tanto altro). Non meno interessanti i (pochi, ma eccellenti) prodotti della terra: aglio di Arnasco (simile a quello di Vessalico), fagioli gianetto (bianchi, piccoli, morbidissimi, splendidi con gamberi e gamberetti), patate.

E’ ora di trasferirci in cantina, nel cuore di Arnasco, dove le case confinano con gli oliveti. A pochi giorni dalla vendemmia la cantina, piccola, ma luminosa, linda, è al centro di lavori di ristrutturazione per renderla ancora più razionale e vede Luciano con un nuovo “cappello”, quello di “massacan”, muratore, con Michela che fa da “bocia”. Ci ripromettiamo di visitarla a lavori terminati.

Nel frattempo andiamo ad assaggiare i vini, annata 2019. Pian del Genovese è il nome del pigato di Gallizia 1250. Il colore è giallo paglierino carico con riflessi ambrati. Profumo intenso, sentore di rosmarino, macchia mediterranea, pesca gialla, poco idrocarburo. In bocca arriva caldo, sapido, confortevole. Un vino che, nonostante l’innegabile eleganza, ricorda la tradizione dell’antico pigato.

Brezza d’Arveglio è il vermentino di Gallizia 1250. Il colore è giallo paglierino con riflessi verdognoli. Profumo di frutti bianchi e macchia mediterranea, al naso risalta la pesca bianca. In bocca è fresco, giustamente acido, ideale per un aperitivo o una cena con crostacei e molluschi.

U Campanetta è il nome che Gallizia 1250 ha dato alla sua granaccia, un tempo chiamata alicante in questa parte di Riviera. Siamo di parte, amiamo la granaccia in maniera spudorata, e questa “made in Arnasco” è veramente buona. Colore rosso rubino scuro, profumo di frutti rossi, ciliegia in primo luogo, e legno, calda, avvolgente in bocca, quasi un abbraccio consolatorio. Ottima con carni rosse, formaggi stagionati.

Ultimo, ma non ultimo, il rossese, chiamato semplicemente Rossese. Colore rosso scarica tendente al rosato, profumi di frutti di bosco, fragola, mirtillo, more, sentore di rosa rossa. In bocca è fresco, confortevole, si sposa a carni bianche, formaggi a pasta morbida, focacce e torte verdi. Ottimo come aperitivo.

“Liguria del gusto e quant’altro” è il titolo di questa rubrica curata da noi, Elisa e Stefano, per raccontare i gusti, i sapori, le ricette e i protagonisti della storia enogastronomica della Liguria. Una rubrica come ce ne sono tante, si potrà obiettare. Vero, ma diversa perché cercheremo di proporre non solo personaggi, locali e ricette di moda ma anche le particolarità, le curiosità, quello che, insomma, nutre non solo il corpo ma anche la mente con frammenti di passato, di cultura materiale, di sapori che si tramandano da generazioni. Pillole di gusto per palati ligustici, ogni lunedì e venerdì: clicca qui per leggere tutti gli articoli.

Elisa e Stefano Pezzini
21 Settembre 2020 alle 9:01
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