
“Liguria del gusto e quant’altro” è il titolo di questa rubrica curata da noi, Elisa (alla scrittura) e Stefano (alle ricerche), per raccontare i gusti, i sapori, le ricette e i protagonisti della storia enogastronomica della Liguria. Una rubrica come ce ne sono tante, si potrà obiettare. Vero, ma diversa perché cercheremo di proporre non solo personaggi, locali e ricette di moda ma anche le particolarità, le curiosità, quello che, insomma, nutre non solo il corpo ma anche la mente con frammenti di passato, di cultura materiale, di sapori che si tramandano da generazioni. Pillole di gusto per palati ligustici.

Proseguono ad Albenga le iniziative di Ratatuja 2.0 in collaborazione con l’Osteria Fino alla Lisca di viale dei Mille. Questa volta Claudio De Leo, anima dell’associazione gourmet, lancia “I pranzi della domenica” per fare RI-scoprire i piatti che più hanno accompagnato nei pranzi domenicali al ristorante del mitico Albergo Italia ad Albenga. A cominciare da gnocchi alla parigina.
Primo appuntamento domenica 28 gennaio con, appunto, gnocchi alla parigina preceduti da crudità di stagione e seguiti da pescato al forno con carciofi di Albenga, e insalata di frutta con note croccanti. Prezzo 40 euro vini esclusi (prenotazioni 349 6629567). “Seguiranno altre due date, il 4 febbraio col bollito misto e l’11 febbraio con la sbira, trippe in minestra”.
Ma cosa era per gli albenganesi il ristorante dell’Albergo Italia, chiuso ormai da una decina d’anni? Per prima cosa era il ristorante della domenica e delle grandi occasioni (matrimoni, battesimi, lauree) per le famiglie della borghesia ingauna. Accolti da Fausto Carrara (eccelso sommelier, scuola alberghiera a Stresa, vale a dire l’eccellenza), il patron che con gentilezza e professionalità proponeva anche l’abbinamento con i vini (anche negli anni ‘70 e ‘80, quando questo non era affatto scontato in un locale elegante ma familiare, non certo un locale vip), ci si accomodava nella grande sala dove avevano un tavolo riservato due professionisti di peso dell’Albenga che non c’è più, Danilo Sandigliano, geometra e politico di lungo corso, e Giampiero Mentil, vulcanico avvocato e politico, troppo presto strappato alla vita.
Dalla cucina, gestita con pugno di ferro dalla sorella di Fausto, uscivano gnocchi alla parigina, aragosta alla Thermidor, carni e pesci di ogni tipo, una grande cucina internazionale, con pochi cedimenti all’innovazione e alla fantasia. Una cucina da scuola alberghiera ma di grande qualità e certezza. Piatti buoni, difficilmente riproponibili in casa. Forse questo decretò forse il successo del ristorante, oltre all’atmosfera, alla possibilità di scambiare quattro chiacchiere con amici.
Era anche il ristorante dove, non alla domenica, ci si vedeva per una colazione di lavoro. Affari e alleanze si stringevano brindando con un calice di bollicine proposte da Fausto (che nonostante i suoi 79 anni è oggi sommelier all’Hotel Diana di Alassio mentre i figli, seguendo la passione e la professionalità di famiglia, lavorano uno al Diana e l’altro all’Hotel de Paris a Montecarlo), così come nascevano flirt: nulla di meglio di una cena raffinata all’Italia per una dichiarazione d’amore.
L’Albergo Italia e il suo ristorante oggi non ci sono più. E nonostante i molti ristoranti dove si mangia molto bene ad Albenga, nessuno ha raccolto lo charme, l’educazione e le suggestioni dell’Italia.
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