
“Liguria del gusto e quant’altro” è il titolo di questa rubrica curata da noi, Elisa (alla scrittura) e Stefano (alle ricerche), per raccontare i gusti, i sapori, le ricette e i protagonisti della storia enogastronomica della Liguria. Una rubrica come ce ne sono tante, si potrà obiettare. Vero, ma diversa perché cercheremo di proporre non solo personaggi, locali e ricette di moda ma anche le particolarità, le curiosità, quello che, insomma, nutre non solo il corpo ma anche la mente con frammenti di passato, di cultura materiale, di sapori che si tramandano da generazioni. Pillole di gusto per palati ligustici.

Sarà un olio di altissima qualità anche se, sotto il profilo della quantità, non sarà paragonabile a due anni or sono quando la produzione olearia ligure era stata vicino al record produttivo. Sempre meglio, però, di quanto avvenuto la scorsa stagione di raccolta quando, per la mosca e il vento di primavera, le olive della Liguria erano ridotte all’osso.
La raccolta 2017, insomma, si preannuncia molto buona. E’ cominciata, da qualche giorno, la raccolta di taggiasche, pinole, colombaie sui secolari ulivi della Val Prino, della Valle Arroscia e della Valle Argentina, della Val Merula e della Val Maremola. Un anticipo di produzione dovuto alle eccezionali condizioni climatiche di quest’anno davvero strano, caldo, poco piovoso, spesso umido.
Gli olivicoltori hanno già sistemato le reti, mentre i frantoi hanno cominciato la frangitura (le prenotazioni sono altissime, si frange anche di sera). C’è anche chi, pochi a dire il vero, ha già cominciato la raccolta ma, ovviamente, la resa in termini di rapporto peso delle olive-chili di olio prodotto è stata decisamente bassa, troppo poca per poter essere remunerativa per gli olivicoltori. La qualità, dicono tutti, sarà altissima.
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