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“Ora et labora”: i monaci che pregano facendo il miele a Finalpia

Sei le linee di produzione: classica, ai 4 di Albenga (carciofo spinoso, asparago violetto, pomodero cuore di bue e zucchina trombetta) e al caffè

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“Ora et labora”: i monaci che pregano facendo il miele a Finalpia
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“Liguria del gusto e quant’altro” è il titolo di questa rubrica curata da noi, Elisa (alla scrittura) e Stefano (alle ricerche), per raccontare i gusti, i sapori, le ricette e i protagonisti della storia enogastronomica della Liguria. Una rubrica come ce ne sono tante, si potrà obiettare. Vero, ma diversa perché cercheremo di proporre non solo personaggi, locali e ricette di moda ma anche le particolarità, le curiosità, quello che, insomma, nutre non solo il corpo ma anche la mente con frammenti di passato, di cultura materiale, di sapori che si tramandano da generazioni. Pillole di gusto per palati ligustici.

elisa stefano pezzini

E’ una eccellenza della Riviera nata in un luogo che, in tutta Europa, nei secoli, ha saputo elaborare e mantenere prodotti di eccellenza: un monastero. Fu nei lontani anni ’30 (il monastero benedettino di Finale Ligure, nel rione Pia, esisteva già da più di quattrocento anni e il santuario mariano da forse seicento), infatti, che fra’ Benedetto decise di produrre un po’ di miele per le necessità del convento. Più di settant’anni sono passati da allora e il miele dell’abbazia è apprezzatissimo da un’ampia fascia di estimatori. Così è nata la cooperativa che raduna produttori liguri e piemontesi, il cui presidente è padre Giovanni Amani. “Ora et labora” (preghiera e lavoro) è il celebre motto benedettino he trova nei monaci apicoltori dell’Abbazia Benedettina di Santa Maria una mirabile espressione. La Comunità Monastica di Finalpia dal 1930 nella cura delle api sente di vivere un particolare aspetto dello spirito di San Benedetto, che ha ricondotto l’uomo verso la natura; essa è un mezzo non solo per ricavarne un sostentamento ma anche per scoprire Dio. I benedettini attraverso un’esperienza ultracinquantenaria hanno accumulato una profonda conoscenza sulla vita delle api, dei prodotti apistici e dei loro benefici. Dal miele alla propoli, dal polline alla cera, dalla pappa reale alle punture delle api: tutto ciò serve ad aiutare a debellare alcune malattie insidianti la vita dell’uomo.

L’abbazia di Finalpia, fondata dai monaci Olivetani alla fine del 1400, passò stabilmente alla Congregazione Benedettina Sublacense (una delle tante Famiglie dell’Ordine Benedettino) nel 1905. La Regola della comunità monastica è la Regola di San Benedetto. Dunque la vita della comunità si alterna fra momenti di preghiera corale, momenti di studio e meditazione e momenti di lavoro, nell’obbedienza all’Abate e alla Regola, nel silenzio, nella continua ricerca di Dio attraverso lo scorrere degli impegni quotidiani. Come molte altre strutture dell’Abbazia di Finalpia, così anche la biblioteca attuale trova le sue premesse nel periodo in cui l’Abbazia era occupata dai monaci benedettini della Congregazione di Monte Oliveto (Olivetani) che la fondarono nel 1576 e vi rimasero fino agli inizi del secolo XIX. A tale periodo risalgono infatti alcune collezioni storiche e patristiche – tra cui, in modo particolare, l’Italia sacra dell’Ughelli e l’edizione mauriana in 12 volumi delle opere di S. Agostino – come pure un centinaio di cinquecentine. In concomitanza con la riapertura dell’Abbazia – avvenuta nel 1905 ad opera dei monaci benedettini della Congregazione di Subiaco – pure la biblioteca poté ricevere un suo sviluppo. Una data importante, sotto questo punto di vista, fu costituita dalla fondazione, nel 1914, ad opera dell’Abbazia Finalese della Rivista Liturgica, dato che molti volumi vennero inviati alla direzione della rivista stessa per recensione e molte riviste in cambio. Tale prassi è durata fino agli anni Cinquanta – Sessanta allorché la rivista passò ad altra direzione. Naturalmente proseguivano gli acquisti.

Tra le donazioni deve essere ricordata quella, avvenuta nel 1952 ad opera della famiglia Penco di Genova, di un consistente ed omogeneo fondo di autori classici in edizioni moderne, pregevoli anche per le eleganti legature. Con tali incrementi la vecchia sede situata nel corridoio non era più sufficiente e, infatti, nel 1954 veniva inaugurata la nuova sede situata all’ultimo piano del secondo chiostro.

Oggi la biblioteca dell’Abbazia, consistente in circa 35.000 volumi, è dotata di due fondi specializzati: quello storico – monastico raccolto dal P. Salvatore Marsili e quello storico – monastico raccolto dal P. Gregorio Penco. Le riviste in cambio o in abbonamento sono un centinaio. Anche valendosi della propria biblioteca i benedettini di Finalpia hanno pubblicato – nel secolo XX – una ventina di volumi e varie centinaia di articoli su periodici scientifici e divulgativi.

Liguria del Gusto è la rubrica gastronomica di IVG, con uscite al lunedì e al venerdì: clicca qui per leggere tutti gli articoli

Elisa e Stefano Pezzini
19 Giugno 2017 alle 9:34
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