
[thumb:9611:l]Alassio. Tredici arresti sono stati compiuti in varie regioni italiane dai carabinieri del comando provinciale di Savona per un traffico illegale di auto di grossa cilindrata. Le vetture venivano rubate e poi rivendute in vari Paesi europei dopo la falsificazione di documenti e numeri di telaio e di motore. Altre tredici persone risultano ancora ricercate.
L’operazione, denominata “Ali Babà e i 40 ladroni”, ha preso il via nel gennaio del 2006 a seguito di un doppio furto di auto di lusso avvenuto nel garage del Grand Hotel Mediterranee di Alassio, dal quale erano sparite una Audi A6 e una Bmw X3. Il modus operandi della banda era molto sofisticato: prevedeva l’individuazione di due auto “simili”, una delle quali veniva rubata e trafugata all’estero (Russia, Olanda, Regno Unito, Germania, Belgio, Spagna, Francia e Romania), dove venivano falsificati tutti i documenti, i numeri di telaio e le centraline elettroniche sulla base dei dati della gemella “pulita”; a questo punto la macchina “clonata” veniva reimmatrocolata nel nuovo Paese, diventando a tutti gli effetti un veicolo che non tradiva la sua provenienza furtiva. In pratica i “professionisti” del settore individuavano, anche occasionalmente per strada, un’autovettura uguale per fabbrica, modello e anche colore ad un’altra che veniva rubata. Annotavano il numero di targa e attraverso la consultazione dell’archivio Aci reperivano i dati del veicolo (numero di telaio, anno di immatricolazione, caratteristiche meccaniche), duplicando quindi le targhe e i documenti di circolazione con i dati del veicolo individuato, compreso il numero di telaio.
I promotori del sodalizio ladresco finiti in manette sono accusati di furto, riciclaggio, ricettazione e falsificazione di documenti assicurativi in concorso tra loro. Si tratta di Giuseppe Foderaro, 55 anni, originario di Pergine Valsugana (Tn) e residente a Reggio Emilia, pregiudicato; Martino Ancona, 45 anni, di Taranto ma residente a Cinisello Balsamo, pregiudicato; Roberto Mariani, 61 anni, di Montalto Pavese (Pv); Aurelio Gradito, 38 anni, nato a Gela (Cl) ma abitante ad Alessandria; Giudeppe Bordonaro, 62 anni, originario di Caltanisetta e residente a Torino; Pierfranco Sortino, 66 anni, milanese domiciliato ad Albisola Superiore, già detenuto; Enrico Tamè, 62 anni, nato a Lodi ma residente a Milano, detenuto; Giuseppe Dinardi, 45 anni, originario di Altamura (Ba) e residente a Cologno Monzese (colpito da obbligo di soggiorno); Maurizio Bertini, 53 anni, di Reggio Emilia; Carlo Locatelli, 58 anni, originario di Longare (Vi) e residente a Carvico (Bg).
Si sono aperte le porte del carcere, con l’aggiunta dell’accusa di detenzione di droga a fini di spaccio, anche per Mauro Bianchi, 42 anni, albenganese residente a Loano, pregiudicato; Massimo Filotello, 33 anni, nato a Vercelli ma residente a Ceriale, pregiudicato; ed Emanuele Cagnino, 31 anni, originario di Albenga e residente a Loano. Il capo dell’estesa rete di malfattori, inziali G.B., è tuttora ricercato, mentre il torinese Fabio Domenicale, 39 anni, è stato sottoposto ad obbligo di dimora nella propria località di residenza.
[image:9615:r:s=1]L’organizzazione è stata sgominata dai carabinieri della Compagnia di Alassio. Era composta da meccanici, elettrauto e titolari di autodemolizioni. Secondo gli investigatori, sarebbero circa 130 le auto rubate, 19 delle quali sono state recuperate nel corso dei blitz effettuati e restituite ai legittimi proprietari. Nel complesso sono 26 le persone per le quali è scattato l’ordine di arresto, la metà delle quali al momento risulta ancora ricercata. In tutto, invece, sono 40 (come i ladroni della fiaba persiana di Alì Babà) le persone indagate nell’ambito dell’inchiesta, da cui il nome dell’operazione.
Tra le varie vetture ritrovate spiccano Mercedes AMG 63, Porsche 911, 996, 997, Lamborghini Spider, tre Porsche Cayenne, Ferrari 360 e varie Bmw, Jaguar, Mercedes. Già restituite Audi A6, Bmw X3, Audi A4, Mercedes ML, Mercedes Classe S 320, Bmw serie 3. Nel novero dei veicoli finiti nel mirino dei malviventi non solo automobili costose, ma anche escavatori e autocarri. La banda, composta prevalentemente da italiani, aveva una base anche in Belgio ed è proprio grazie alla collaborazione delle forze di polizia di Francia, Belgio e Germania se gli inquirenti savonesi, coordinati dal titolare dell’inchiesta, il sostituto procuratore Alberto Landolfi, sono riusciti a risalire a tutta la filiera dell’attività illecita.
L’organizzazione era organizzata in nuclei e presente in Liguria, nella periferia milanese, a Torino e Alessandria, in Emilia Romagna e in Puglia con le varie ramificazioni nei diversi Paesi europei per il riciclaggio dei veicoli. I malviventi disponevano di garage e carrozzerie per l’occultamento dei veicoli e di stamperie clandestine per la realizzazione dei documenti fasulli utilizzando sigilli, marchi e timbri contraffatti o rubati.
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