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Omicidi savonesi: Roberto Nicolick racconta il delitto di Giuseppe Cristino, “Cutlin”

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Omicidi savonesi: Roberto Nicolick racconta il delitto di Giuseppe Cristino, “Cutlin”
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Cairo M. Ancora un contributo di Roberto Nicolick tra i delitti più efferati che hanno insanguinato la provincia di Savona negli ultimi anni. Questa volta lo scrittore ci riporta al 1 gennaio 1976, giorno dell’omicidio di Giuseppe Cristino “Cutlin”, avvenuto a Cairo Montenotte.

Francesco Giuseppe Cristino di anni 77 detto Cutlin, è un agricoltore, abita una sperduta cascina del basso Piemonte, tra la Valle Bormida e le Langhe in località Monte Cerchio del Carretto. Il suo corpo sarà trovato con il cranio devastato da numerosi fendenti di una scure, abbandonata con la lama sporca di sangue, a poca distanza dal cadavere. La vittima verrà trovata da un operaio di passaggio,Aldo Bozzolasco di Cengio, steso bocconi nel cortile di casa a pochi metri dalla porta di ingresso, accanto a due pozze di sangue, il che fa supporre che la vittima nonostante gravemente ferita abbia tentato di rifugiarsi in casa.

Le ferite sono molto profonde e hanno determinato forti emorragie, shock traumatici, si accerta che la morte che deve essere avvenuta tra il 31 dicembre e il primo gennaio 1976. Il contadino viveva da solo, in un casale raggiungibile dopo una mezzoretta di cammino dalla strada provinciale, non aveva amicizie, faceva una vita solitaria e tranquilla, dedita solo ed unicamente al lavoro dei campi che svolgeva autonomamente, pur avendo cinque figli, 4 maschi ed una femmina. Campava con una piccola pensione, con i frutti della terra che coltivava e con il taglio del bosco. Scandagliando nella vita privata della vittima, da alcune voci di paese, si apprende che avrebbe avuto un figlio illegittimo da una contadina della zona con cui intrattenne una relazione adulterina, questa donna sarebbe deceduto qualche giorno fa e il figlio naturale avrebbe ora 23 anni.

Nelle tasche della vittima c’erano 15 mila lire in biglietti da mille e nella casa centomila lire, inoltre quel giorno Cristino avrebbe concluso una vendita di una partita di legname pagata con un assegno di 24 mila lire. Secondo gli inquirenti il Cristino, il giorno della sua morte, avrebbe ricevuto una persona, conosciuta, all’interno della casa, con cui è nata una lite, degenerata in una violenta colluttazione, proseguita fuori dal casolare e culminata con una prima serie di colpi di scure al cranio. Benché gravemente ferito, il contadino avrebbe tentato di rientrare in casa, ma l’assassino non gli avrebbe dato tregua, inseguendolo dentro, dove lo avrebbe ulteriormente colpito, finendolo. Anche l’aggressore è rimasto ferito, lo prova una traccia di sangue che parte dal cortile e prosegue per un sentiero, allontanandosi dalla casa. Tutta la zona attorno alla abitazione viene attentamente rastrellata alla ricerca di indizi che possano aiutare gli inquirenti. Nessuno ha assistito al delitto e si tratta di una azione di impeto e non una rapina finita male.

Le indagini dei Carabinieri proseguirono , furono interrogati i congiunti della vittima, in particolar modo la figlia Elvira, sposata con un contadino di 50 anni, Cesare Bellino, e il loro figlio Elvio ventunenne e l’altra figlia di 12 anni, inoltre fu sentito un muratore che precedentemente risiedeva a poca distanza dalla cascina e che avrebbe avuto con la vittima frequenti contrasti e litigi per motivi di confine, inoltre questa persona sarebbe stato al corrente delle abitudini del contadino. Nei giorni successivi fu fermato ed indagato per falsa testimonianza un contadino, tale Tommaso Pregliasco, che transitò per ben due volte, alle 16 e alle 18 del 31 dicembre, a pochi metri dalla porta di ingresso della cascina e stranamente affermò di non avere notato nulla di anomalo.

Uno dei figli dell’ucciso, Domenico, non esitò ad accusare dell’omicidio il marito della sorella, Cesare Bellino. La moglie, interrogata, confermò la sua dichiarazione. In buona sostanza Elvira e Domenico affermarono davanti ai Carabinieri, che Cesare aveva dell’astio nei confronti del suocero. Qualche tempo prima Cesare abitava con la moglie, nella cascina dello suocero, il quale lo aveva sfrattato dalla casa, costringendolo ad abitare in un casolare in località Carretto dove viveva stentatamente coltivando un piccolo appezzamento di terreno. Il vecchio contadino aveva una simpatia per uno dei figli di Cesare, che non era suo figlio naturale ma di un precedente matrimonio della moglie. Elvira e Domenico, avrebbero sentito testualmente Cesare sostenere di essere andato presso la cascina di Monte Cerchio e di “aver fatto fuori il vecchio”.

Bastarono queste dichiarazioni per fermare e indagare il presunto omicida e rinviarlo a giudizio per omicidio volontario, dopo 18 giorni di indagini. Il processo si svolse in Corte di assise a Savona. Ma nel corso del processo, l’imputato che apparentemente non sembrava un individuo particolarmente pericoloso ma al contrario dimesso e frastornato, dimostrò di aver passato la giornata e la notte lontano dalla cascina dove avvenne l’omicidio. Tutti i testimoni dell’accusa, Elvira e Domenico Cristino, ritrattarono le accuse fatte nella fase dell’istruttoria, scagionando praticamente l’imputato, la prima perché affermò che temeva per la vita dei suo figli e il secondo affermando di avere una salute talmente malferma da non essere sicuro di aver capito bene le confidenze dell’imputato. In base a queste ritrattazioni Cesare Bellino fu prosciolto dall’accusa. A tutt’oggi anche questo omicidio è impunito.

                                                                                                                                                                        Roberto Nicolick

Federico De Rossi
5 Gennaio 2016 alle 18:51
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  • Cairo Montenotte
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