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Notte di sangue

“Gialli savonesi”, l’omicidio di Giuseppe Cervo nel bunker di corso Ricci

Olivia Stevanin
5 Agosto 2016 alle 15:13
5 Agosto 2016
“Gialli savonesi”, l’omicidio di Giuseppe Cervo nel bunker di corso Ricci
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Nicolick racconta la morte di un senzatetto al culmine di una lite con un conoscente

Savona. Prosegue il viaggio negli “omicidi savonesi”, le storie che hanno insanguinato la provincia di Savona dall’inizio del ‘900. Questa volta Roberto Nicolick racconta l’omicidio di Giuseppe Cervo avvenuto la notte del 23 gennaio 1973 a Savona.

Brescia e Venezia sono due grandi città del nord ma sono anche i soprannomi dei protagonisti di questa tragedia. Giovanni Franzoni di 44 anni, detto il Brescia dal nome della sua città natale e Giuseppe Cervo di 61 anni, detto Venezia, ma originario di Posina, Vicenza, ufficialmente entrambi sono senza tetto, però da tempo Cervo aveva trovato una precaria abitazione a Savona, in un vecchio bunker dismesso, che si trovava sul greto del torrente Letimbro.

Una sistemazione di fortuna, molto di fortuna, il bunker era sul lato destro del greto, lungo Corso ricci, e si accedeva tramite una passerella malferma di legno in un locale di 5 metri per 3, un vero loculo, con una stufetta a legna, che impediva di gelare d’inverno, c’era anche un tavolo e delle sedie.

Franzoni e Cervo, erano entrambi separati dalle rispettive famiglie e si arrangiavano facendo la raccolta del ferro, dei cartoni e degli stracci, usando per il trasporto un carretto che trainavano per la città.

Si trattava di personaggi solitari, usi a frequentare osterie e a bere vino o birra per trascorrere la serata, Franzoni era già stato internato in un Ospedale Psichiatrico, aveva in passato ricevuto delle denunce per maltrattamenti alla moglie e per aver aggredito sessualmente addirittura la suocera inoltre era stato sorpreso a dirigere il traffico veicolare nel centro di Savona. Cervo faceva lo straccivendolo e non aveva mai dato segni di stravaganza.

I due la sera del 19 gennaio, stanno insieme in una osteria a bere, dalle 21,30 sino alle 23 circa, poi escono e si avviano verso Corso Ricci.

Franzoni che viaggiava in ciclomotore, al momento non dispone di un posto dove dormire e chiede ospitalità a Cervo che gliela concede.

Una volta in casa tra i due nasce una violenta lite, generata pare da avance sessuali di uno dei due verso l’altro, Cervo sferra un pugno in un occhio a Franzoni, che colto di sorpresa esce dal bunker seminudo in cerca di aiuto.

Sono le 4 del mattino, fa freddo a Savona quella notte e Franzoni non avendo una meta, a malincuore, riscende nel bunker dove ricomincia a litigare con Cervo.

I due passano ancora a vie di fatto, secondo il racconto di Franzoni, Cervo afferra una vecchia baionetta usata da lui per affettare il pane e tenta di colpire il Franzoni, il quale lottando lo disarma e con quella colpisce ripetutamente Cervo alla testa, all’addome e allo stomaco per una decina di volte.

Mentre la vittima dei fendenti rantolante, cade a terra fra il tavolo e la parete, Franzoni svuotato da ogni energia si getta sul letto e cade in un profondo sonno. Nel frattempo il ferito perde conoscenza e muore dissanguato verso le 6,30. Quando Franzoni si sveglia nota la vittima immobile oramai priva di vita, esce , entra in un bar chiedendo consiglio al barista che gli indica la vicina caserma dei carabinieri.

Ma Franzoni decide invece di andare dalla Polizia, alle 8 entra nel cortile della Questura e si consegna agli agenti, affermando di aver ucciso un uomo, sul momento i poliziotti non gli credono, poi notano alcune chiazze di di sangue sul suo pullover e si fanno condurre sul luogo dell’omicidio. La scena del crimine è devastata dalla lotta tra i due, una sedia è sfasciata, il letto e il pavimento sono sporchi di sangue e il corpo della vittima giace tra il tavolo e il muro. Si tratta di un delitto maturato in un ambiente particolare , privo di stabilità, di valori e basato sulla provvisorietà. Ora la topomomastica della città di Savona è cambiata, il bunker dove avvenne l’omicidio e semper al suo posto, accanto ad un ingresso al centro commerciale Il Gabbiano, ma è semi sommerso dal terriccio e dai detriti portati dalle piene del torrente, si vede solo una feritoia e accanto ad esso sembra di essere nella giungla tanto la vegetazione ha dilagato.

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