[thumb:6281:l]Albenga. Nella stracolma saletta dell’auditorium San Carlo, si è protratta per oltre due ore mezza, domenica scorsa, l’intervista pubblica durante la quale l’onorevole Piero Fassino, sollecitato dalle domande dei giornalisti, ha affrontato molti dei punti programmatici del PD e dei temi caldi al centro del dibattito già in questo inizio di campagna elettorale.
La fiscalità, l’economia, il lavoro, il precariato, la casa, la sicurezza, l’immigrazione, i cosiddetti temi “eticamente sensibili” come la legge 194 e il testamento biologico, il sistema previdenziale sono i principali punti sui quali l’ex segretario dei DS oggi capolista del PD alla Camera in Piemonte si è più diffusamente soffermato, sfiorando poi però anche altri temi più generali come, nel trentennale della strage della scorta in via Fani e del suo rapimento, il ricordo di Aldo Moro e della sua eredita politica accolta nel Partito Democratico e le questioni dell’attualità internazionale (l’Iraq, il “caso Martino” sul Libano, la situazione birmana e, soprattutto, l’ennesima dura repressione cinese in corso nel Tibet), “anche se in Italia è sempre difficile discutere di politica estera perché c’è sempre la tendenza strumentale a piegarla al giardino di casa”.
Al centro, comunque, sono rimaste le proposte programmatiche del PD agli elettori e dunque non poteva mancare un confronto dialettico e polemico a distanza con i più diretti avversari nella competizione politica. “Noi ci presentiamo come una forza che può guidare una fase di grande innovazione, di modernizzazione, di cambiamento, di apertura della società”, ha ribadito Fassino sicuro che dopo aver scompaginato nelle scorse settimane il quadro delle alleanze dei partiti di centro destra e centro sinistra, oggi, con un ribaltamento rispetto al passato, sia proprio il PD a dettare con “le sue proposte l’agenda politica ed elettorale” costringendo all’inseguimento gli avversari. “Questo ritardo in realtà denuncia una difficoltà politica molto semplice: Berlusconi e Fini non hanno nulla di nuovo da dire al Paese, non hanno un messaggio, non hanno una proposta”, “Berlusconi e Fini che cosa hanno detto di nuovo in queste settimane che non avessero già detto? Ripete, Berlusconi, stancamente il tema della riduzione delle tasse, persino con minore convinzione rispetto al passato” ma “tutti avvertiamo che c’è l’esigenza di un allentamento della pressione fiscale”, ha attaccato Fassino tra gli applausi di parte della platea scegliendo proprio quello che da sempre è uno dei temi bandiera del centro destra per i suoi affondi più diretti contro il Pdl.
Qual è la ricetta del PD per la riduzione delle tasse? Così l’ha riassunta per sommi capi il candidato torinese alla camera: “1 punto all’anno nel 2009-2011 di riduzione delle aliquote Irpef, compensate per non indebitare lo Stato dalla riduzione di tre punti di spesa pubblica”, “aumento delle detrazioni di imposta per i lavoratori dipendenti di reddito medio basso per affrontare il problema salariale che sappiamo essere aperto”, “minore prelievo fiscale per gli aumenti salariali che derivano da straordinari e da contrattazione salario/produttività, cioè contrattazione di secondo livello nelle aziende”, “forfettizzazione dell’Irap per tutte le imprese autonome fino a un certo plaphon di fatturato annuo per semplificare gli adempimenti fiscali per le piccole imprese”, “riduzione del 50% per gli investimenti delle imprese che fanno in innovazione e ricerca”, “crediti d’imposta, che è una forma di agevolazione fiscale, per chi trasforma un contratto di lavoro a tempo determinato in un contratto di lavoro a tempo indeterminato, per chi assume manodopera femminile e per chi investe in aree a minore sviluppo del mezzogiorno”. “Noi diciamo ‘quando, dove, come, per chi’ e poi la gente giudica; io mi sono preso il programma di Berlusconi nel quale c’è solo scritto ‘riduzione delle tasse’, punto. Quello non è un programma, quello è uno slogan”, ha polemicamente concluso nel suo attacco Fassino che poi, sull’onda della burrascosa querelle delle ultime ore nata dalle affermazioni di Berlusconi sulle pensioni ha affrontato anche il sempre controverso tema del sistema previdenziale. “In ogni caso non si tratta di tornare alla Maroni”, ha detto, ma di perseguire alcuni obiettivi come “la rivalutazione delle pensioni basse”, “sostenere la complementarità integrativa” e “affrontare alcune questioni, per esempio il divieto di cumulo”, “l’armonizzazione del sistema previdenziale dei lavoratori dipendenti e lavoratori autonomi” e “l’allungamento dell’età pensionabile” andando verso un “sistema più elastico e flessibile” lasciando, ha sostenuto in sostanza, la libertà ai singoli, stabilita una soglia minima e alcune norme, di scegliere quando andare in pensione.
Intrecciati nelle risposte di Piero Fassino i problemi della sicurezza, in particolare quella “individuale dei cittadini contro l’illegalità e la criminalità”, e dell’immigrazione, temi spesso all’ordine del giorno in provincia di Savona e ragione di continui aspri confronti politici proprio ad Albenga. “La sicurezza è un tema assolutamente importante”, “c’è, a sinistra, questo luogo comune: se parlo della sicurezza io accetto di discutere di un tema di destra. No, non è così, vivere sicuri non è né di destra né di sinistra, è un’aspirazione normale della gente normale. Partiamo da questo dato elementare che però è fondamentale”, ha esordito Fassino. “Chi ha l’ambizione di governare deve avere una strategia che garantisca la sicurezza dei cittadini”, ha proseguito precisando dal suo punto di vista alcune priorità: “La sicurezza dei cittadini si persegue in molti modi, certamente rafforzando l’azione dei poteri dello stato, aumentando il presidio preventivo del territorio, avendo un sistema repressivo del crimine quando avviene che sia tempestivo ed efficace garantendo che la magistratura abbia organici sia di magistrati sia di personale amministrativo adeguati a fare in modo che i tempi dei processi siano rapidi o comunque tempi logici. Significa organizzare un territorio in ragione tale che sia più sicuro e siano ridotti tutti i rischi di marginalità che si possono produrre in un territorio”. E qui, secondo Fassino, si innesta anche la questione dell’immigrazione: “si governa la sicurezza anche sulla base di come affronti il problema dell’immigrazione”, ha sottolineato l’ex segretario diessino; “dico cose ovvie qui, credo che le serre di Albenga siano piene di lavoratori extracomunitari che vengono a lavorare qui ed è una tendenza non congiunturale; già oggi l’Italia è un Paese multietnico e multiculturale che ha più del 5% della sua popolazione costituita da lavoratori extracomunitari e questa cifra crescerà; ci sono aree del paese dove siamo molto oltre, per esempio, dai dati di qualche settimana fa, a Brescia siamo al 17% della popolazione della città costituita da cittadini extracomunitari”. “Noi dobbiamo creare le condizioni perché questa presenza si integri; ‘si integra’ significa che ha tutte le condizioni dell’integrazione, dall’apprendimento della lingua, all’uguaglianza dei diritti, alle opportunità di lavoro e di studio e al tempo stesso è chiaro – ha concluso l’esponente del PD – che se io garantisco uguaglianza di diritti o diritto di chiedere a chiunque venga qui di essere osservante di tutti i doveri, questo mi pare evidente “.
In conclusione dei suoi interventi, spazio anche alla querelle con la Sinistra Arcobaleno sul “voto utile” ma soprattutto spazio ai cosiddetti temi “eticamente sensibili”, “sfide nuove, perché nel giro di pochi anni le frontiere della scienza, della tecnologia, della ricerca e della medicina si sono spostate molto in avanti”, ha detto Fassino sostenendo che questi “temi vanno affrontati con un grandissimo equilibrio, con grandissimo rispetto della pluralità degli approcci culturali e delle diverse opinioni cercando di costruire delle sintesi che rifuggano da forme di qualsiasi tipo di integralismo”. Inevitabile anche la questione della difesa della legge 194, “una buona legge – ha sostenuto – perché non chiede a nessuna persona di cambiare la propria opinione sul tema dell’interruzione della gravidanza ma serve a offrire a chi si trova nella condizione di dover interrompere la gravidanza, che è sempre un passaggio di sofferenza psichica e fisica per una donna, possa avvenire in condizioni di minore”. Sulle le richieste di modificarne alcuni indirizzi, ha aggiunto, “non c’è bisogno di cambiare la legge, è sufficiente rafforzare i dispositivi operativi”. Nell’intervento di Fassino, su sollecitazione soprattutto dei drammatici fatti di cronaca genovese di queste ultime settimane, in ultimo il suicidio del ginecologo Ermanno Rossi, non è mancata una nota di dura polemica evidentemente indirizzata contro la linea di Ferrara e la sua lista “Aborto? No grazie”, mai nominata (e che tra l’altro ha proprio in un albenganese, Eraldo Ciangherotti, il suo capolista alla Camera): “Io penso che le vicende di Genova sono la tragica dimostrazione di quali guasti può produrre un modo isterico, ideologico, manicheo di affrontare questioni di drammatica delicatezza individuale e sociale; penso – ha concluso – che c’è la pesante responsabilità in quello che è accaduto a Genova di chi in questi mesi in Italia ha trattato questi temi in quel modo isterico”. Apprezzamento ha invece espresso Piero Fassino per le posizioni prese, “dando la prova di laicità vera, di un credente laico”, da Pier Ferdinando Casini, segno, a suo dire, “che sulla difesa della 194 si può realizzare anche una convergenza larga”.
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