Cronaca

Omicida di Carcare: porto d’armi perché riabilitato

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[thumb:6235:l]Carcare. “Com’è possibile che quell’uomo avesse il porto d’armi?”. E’ la domanda che tormenta i tre figli di Maria Manetto, 61 anni, la donna uccisa nel circolo ricreativo di Fontanelle di Boves, nel Cuneese, dall’uomo con il quale due anni fa aveva avuto una relazione. Francesco Briano, 63 anni, ex ferroviere, qualche ora prima aveva ucciso la madre nell’abitazione di via Zunino a Carcare. Dopo aver portato a termine il suo piano delittuoso fra Liguria e Piemonte, si è tolto la vita sparandosi. “Se aveva già minacciato di uccidere un pubblico ufficiale, possibile che nessuno abbia visto quel precedente e glielo abbia negato?” si chiedono ancora i figli della sessantunenne uccisa.
Nel 1984 l’uomo aveva aggredito e sequestrato con una pistola giocattolo un poliziotto e i suoi tre figli a Savona. Un gesto pare legato all’esasperazione per dissapori con la moglie. In tribunale era stato riconosciuto seminfermo di mente ed era stato condannato ad una pena lieve, con l’obbligo di curarsi in un centro di riabilitazione mentale per due anni. Dopo il periodo di cura, ritenuto socialmente non pericoloso, aveva potuto ottenere il porto d’armi ad uso sportivo. Deteneva due pistole regolarmente denunciate e un’altra pistola di recente acquisto.
Quando quattro anni fa era iniziata la sua relazione con Maria Manetto: aveva cercato casa a Fossano, la stessa città in cui la donna, ex operaia della Fiat di origine siciliana, rimasta vedova nell’89, si era trasferita, dopo aver vissuto a Orbassano (Torino) e nel saluzzese (Cuneo). Briano aveva anche trasferito la propria madre da Carcare in una casa di riposo di Villafalletto (vicino a Fossano).
Secondo i carabinieri, l’ex ferroviere ha architettato il suo sanguinario proposito con lucida follia. Domenica mattina ha deciso di far scattare il suo piano. A Carcare ha ucciso la madre, Clelia Briano, 87 anni, che è stata trovata distesa sul letto, colpita con un solo proiettile sparato a bruciapelo in bocca. Forse ha utilizzato un silenziatore, forse un cuscino per attutire il rumore dello sparo; nessuno dei vicini si è accorto di nulla. Poi è partito per Sant’Albano Stura, dove da qualche mese si era trasferita Maria Manetto. Probabilmente ha seguito la donna e l’uomo con il quale negli ultimi due anni aveva una relazione, Battista Ferrero, di Envie, fino a Fontanelle di Boves dove ha sede un centro anziani in cui la domenica pomeriggio si balla. Briano ha atteso che Maria Manetto uscisse, poi ha fatto fuoco su di lei con una delle due pistole di grosso calibro che aveva con sé. In un primo momento è riuscito soltanto a ferire la donna, gravemente, al petto. Ferrero ha cercato di soccorrerla riportandola sanguinante all’interno del Centro anziani.
“Briano li ha inseguiti fin qui dentro – ha detto il gestore del centro – e ha fatto nuovamente fuoco colpendo mortalmente Maria Manetto alla testa”. Un proiettile ha ferito a un ginocchio un’altra ospite del centro anziani, Olga Astesano, 56 anni, di Borgo San Dalmazzo (Cuneo), che non è grave. Mentre stavano arrivando a Fontanelle i carabinieri, avvertiti da altri ospiti del centro, Briano si è sparato alla testa uccidendosi”.
E’ prevista per oggi l’autopsia sul corpo della madre dell’omicida. L’esame autoptico è stato disposto dal pm Ubaldo Pelosi, titolare delle indagini. In Piemonte si svolgerà l’esame autoptico sul corpo di Maria Manetto.
“Solo buon giorno o buona sera, lo vedevo pochissimo, andava e veniva con la sua macchina, la madre non si vedeva praticamente mai”. Parla così ad IVG.it la vicina di casa carcarese di Briano. Come altri abitanti della cittadina valbormidese, riferisce di un uomo molto schivo e riservato, che non aveva lasciato intravedere segni di pericolosità o violenza, nonostante i suoi precedenti. Pochi anche gli amici e conoscenti in paese. E sul pomeriggio di ieri quando Briano ha ucciso la madre: “Ero in casa con mio marito e mia figlia, tutto il giorno, ma non abbiamo sentito niente, neanche un piccolo rumore, non potevamo certo pensare che fosse successo qualcosa di così grave” dice la vicina di casa. Una testimonianza che avvalora l’ipotesi che Briano abbia sparato il colpo di pistola con un silenziatore oppure attraverso un cuscino.

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