Cronaca

Arresto di Fameli, anche 44 immobili sequestrati. Il questore: “Operazione che rimarrà nella storia della polizia savonese”

Loano. E’ il questore Vittorino Grillo a ricostruire la dinamica dell’arresto di Antonio Fameli, nell’ambito di un’inchiesta su usura e riciclaggio, che ha portato all’arresto anche gli stretti collaboratori del noto personaggio di origine calabrese da anni residente a Loano.

“Si tratta di un’operazione importante che prende spunto dalla denuncia di un anno e mezzo fa di un’albergatrice di Loano per il reato di usura – spiega il questore – Sono tre i provvedimenti di custodia cautelare in carcere: Fameli era il capo di tutto, un uomo dal forte spessore criminale e legato alla ‘ndrangheta, al clan dei Piromalli, già arrestato nel 1983 per associazione a delinquere di stampo mafioso con numerosi precedenti per usura, estorsione e reati contro il patrimonio”.

“L’uomo viveva da anni nel nostro territorio, aveva cercato di assicurarsi una certa credibilità attraverso la gestione di una sala giochi a Loano, ma l’attività di indagine della Squadra Mobile ha individuato le attività illecite che hanno portato all’arresto per associazione a delinquere finalizzata al riciclaggio di denaro sporco e altri reati di tipo finanziario. Voglio complimentarmi con tutti: questa operazione rimarrà nella storia della Questura di Savona” conclude il questore Grillo.

Gli arresti eseguiti sono tre, la quarta odinanza riguarda il figlio di Fameli che è in Brasile dove si dedicherebbe, secondo le accuse, al riciclaggio di denaro e a investimenti in attività illecite. Verranno dunque avviate le pratiche per l’internalizzazione per arrestalo. Alcuni prestanome di Fameli, tra i più importante, sono stati colpiti da obbligo di dimora, oltre a due misure interditive che riguardano l’attività di un notaio e quella del direttore di un ufficio postale che si sono prestati a rendere più agevoli le attività dell’imprenditore calabrese.

Il dirigente della Squadra Mobile, Rosalba Garello, delinea il quadro: “L’accusa è di associazione a delinquere finalizzata al riciclaggio di denaro sporco perchè i proventi derivanti dalle attività immobiliari di Fameli necessitavano di essere riciclati all’estero dal moemnto che i profitti non potevano rientrare nell’economia legale. Fameli era assai scaltro, con i suoi professionisti di fiducia, a nascondere il suo patrimonio. In effetti utilizzava queste società non solo di diritto italiano ma anche estero come schermi giuridici per nascondere l’effettiva titolarità della proprietà dei beni e sottrarsi così alle misure di prevenzione. E stato condannato più volte anche per bancarotta fraudolenta”.

“Al di là degli arresti, che per noi sono importanti, vi è l’esecuzione del decreto di sequestro preventivo che è un risultato davvero rilevamente perchè gli viene sottratto patrimonio ingente. Sono 44 immobili sotto sequestro, tra terreni e abitazioni a Loano, Boissano e Borghetto, ma anche società straniere per un valore totale che supera i 10 milioni di euro” conclude il dirigente di polizia.

Le accuse vanno dall’associazione a delinquere per riciclaggio di denaro sporco al trasferimento fraudolento di valori (Fameli, secondo gli inquirenti, si nascondeva dietro a queste società e effettuava continui passaggi di proprietà da una società al’altra, ma erano fittizie). Ci sarebbe stata anche un’attività di intermediazione abusiva del credito (perché effettuava anche attività di investimenti di denaro all’estero), oltre a tutta una serie di reati fiscali e reati di frode.