Trentuno. Quanto ricorre oggi questo numero. Trentuno anni fa, un altra vittima della criminalità organizzata. Trentuno volte da quel 21 Settembre del 1990, in cui trovò la morte Rosario Livatino. Trentuno i suoi anni d’età. Rosario ricopriva l’incarico di Giudice a latere presso il Tribunale di Agrigento.
Viaggiava da solo, senza scorta, quando la sua auto venne affiancata e speronata dai suoi assassini, che lo inseguirono fin nei campi circostanti la carreggiata, pur di portare a termine il suo assassinio.
Terminò così la giovane vita di un uomo coraggioso, ligio al dovere e alla rettitudine, sorretto da una profonda fede. I suoi assassini vennero identificati e catturati grazie anche ad un testimone oculare, che pagò caro il suo gesto, che ancora oggi lui definisce ” un gesto normale”; Pietro Nava, agente di commercio, oltre al lavoro perse i suoi affetti, per quel folle disegno della mafia chiamato vendetta trasversale.
Due vite unite da un filo rosso sangue, due esistenze improntate agli addii. Onestà, legalità: la mafia non perdona, punisce cancellando vite, distruggendo famiglie. Non c’è anno in cui io non lo ricordi, non esiste nulla che mi faccia dimenticare chi, con determinazione, serietà e sacrificio, ha combattuto per una società migliore. Una società, fatta di rispetto della legge, e dei valori più puri e profondi dell’esistenza umana. “Quando moriremo, nessuno ci verrà a chiedere quanto siamo stati credenti, ma credibili”.
Rosario Livatino.
Canicattì 3 ottobre 1952.
Agrigento, 21 Settembre 1990.