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Lettera

Vaccarezza ricorda: “Trentuno anni fa un’altra vittima della criminalità organizzata”

Giulia Magnaldi
21 Settembre 2021 alle 14:58
21 Settembre 2021
Vaccarezza ricorda: “Trentuno anni fa un’altra vittima della criminalità organizzata”
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"Terminò così la giovane vita di un uomo coraggioso, ligio al dovere e alla rettitudine"

Trentuno. Quanto ricorre oggi questo numero. Trentuno anni fa, un altra vittima della criminalità organizzata. Trentuno volte da quel 21 Settembre del 1990, in cui trovò la morte Rosario Livatino. Trentuno i suoi anni d’età. Rosario ricopriva l’incarico di Giudice a latere presso il Tribunale di Agrigento.

Viaggiava da solo, senza scorta, quando la sua auto venne affiancata e speronata dai suoi assassini, che lo inseguirono fin nei campi circostanti la carreggiata, pur di portare a termine il suo assassinio.

Terminò così la giovane vita di un uomo coraggioso, ligio al dovere e alla rettitudine, sorretto da una profonda fede. I suoi assassini vennero identificati e catturati grazie anche ad un testimone oculare, che pagò caro il suo gesto, che ancora oggi lui definisce ” un gesto normale”; Pietro Nava, agente di commercio, oltre al lavoro perse i suoi affetti, per quel folle disegno della mafia chiamato vendetta trasversale.

Due vite unite da un filo rosso sangue, due esistenze improntate agli addii. Onestà, legalità: la mafia non perdona, punisce cancellando vite, distruggendo famiglie. Non c’è anno in cui io non lo ricordi, non esiste nulla che mi faccia dimenticare chi, con determinazione, serietà e sacrificio, ha combattuto per una società migliore. Una società, fatta di rispetto della legge, e dei valori più puri e profondi dell’esistenza umana. “Quando moriremo, nessuno ci verrà a chiedere quanto siamo stati credenti, ma credibili”.

Rosario Livatino.
Canicattì 3 ottobre 1952.
Agrigento, 21 Settembre 1990.

Tag:
  • Lettere
  • Angelo Vaccarezza
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