Savona. “E ora che succede?”, una riflessione di Danilo Bruno di Europa Verde sul tema cultura nella città di Savona.
In queste ore è giunta la notizia di stampa secondo cui la direttrice del Museo della ceramica ha rassegnato le dimissioni dal suo incarico per motivi personali. Purtroppo questa notizia si associa a cinque anni di disastri nella gestione culturale cittadina su cui ho sempre cercato di intervenire sia come studioso che come esponente di Europa verde,denunciando i processi di privatizzazione avviati dalla destra cittadina e il rifiuto di ogni proposta culturale diversa (dall’utilizzo di Villa Zanelli a museo del Liberty fino ad un diverso rapporto con Santuario per finire ad una nuova stagione per l’archeologia cittadina, che partisse dalla concreta valorizzazione della ex cattedrale fino a giungere alla Villa Romana di Legino ) per giungere alla situazione della Pinacoteca e Museo della Ceramica dove i percorsi si inrecciano, le gestioni si intersecano e la ricerca scientifica pare un elemento completamente dimenticato.
A questo quadro sconfortante si possono però aggiungere alcuni elementi positivi:
a) la riapertura del Museo Archeologico e della Città, fondato e diretto dall’Istituto Internazionale di Studi Liguri sez.Sabazia;
b) la scelta del nuovo direttore del Teatro Civico.
A questo punto io credo che la città attenda proposte e non promesse, fatti concreti e non “strampalate iniziative” legate sempre a processi privati (cfr Villa Zanelli,che sarà restaurata con fondi pubblici per diventare un albergo privato). Su questo dato si può misurare la differenza fra i candidati in campo: il pensionato dott. Schirru non ha praticamente ancora detto nulla e trova già alla porta aspiranti assessori alla cultura per fare cosa? Come? Quando? Non è dato sapere perché ad oggi non vi è stata una dichiarazione su temi culturali anche perché è nota la sensibilità sul tema di Toti e Vaccarezza.
Dovremmo pensare che, se il dott. Schirru si ridurrà a fare il “proconsole” di Toti in terra savonese sicuramente sulla cultura esprimerà il nulla come si è purtroppo visto in questi anni.
Dall’altra parte c’è il candidato Russo con la cultura inserita fra gli assi centrali della sua Agenda ma soprattutto con il progetto di “Savona,capitale della Cultura” e la consapevolezza che un simile progetto richiede finanziamenti, proposte e una collettiva assunzione di responsabilità.
Al primo punto si tenterà di rispondere con la istituzione di una cabina di regia comprensoriale,che rimetta in dialogo i comuni del territorio in particolare sulla ceramica allo scopo di favorire la ricerca scientifica e la produzione culturale in modo che il territorio riesca ad esprimere al meglio le proprie potenzialità ma soprattutto ciò che serve è una collettiva assunzione di responsabilità ovvero nulla si può realizzare se i savonesi non riprendono in mano il destino del proprio comprensorio e Savona non torna ad essere la fucina di idee di cui possiamo ricordare alcuni esempi storici dai Papi,alla rinascita dopo l’apparizione della Madonna di Misericordia per giungere alla Prefettura Chabrol e alla idea della nascita della Giovine Italia nella cella del Priamar da parte di Mazzini fino ai grandi episodi di antifascismo come il processo del 1926 a Pertini e agli altri antifascisti, che fecero fuggire Turati in Francia, al massacro di innocenti alla Madonna degli Angeli,che progressivamente portarono la città a divenire medaglia d’oro della Lotta di Liberazione.
Vorrei in sostanza dire anche al dott.Schirru jhe sicuramente ha fatto bene a condannare una scritta su un manifesto leghista apparsa ieri ma forse potrebbe fare un giro dei luoghi ove si trovarono i nostri martiri e ricordare anche gli episodi degli scioperi delle fabbriche e le bombe di Savona o l’operazione di affondamento delle navi per salvare il porto o meditare un momento dinanzi alla lapide dei deportati posta all’ingresso degli ascensori del Priamar poiché “s’adunarono non per odio ma per vivere da uomini liberi” (P.Calamandrei) quei ragazzi e quelle ragazze,che mai avevano conosciuto la libertà durante la dittatura fascista.
Danilo Bruno
