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Val Pennavaire, il “granaio” di Albenga in cui si respira la storia

"Liguria del gusto e quant'altro" è la rubrica gastronomica di IVG, ogni lunedì e venerdì

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Val Pennavaire, il “granaio” di Albenga in cui si respira la storia
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La valle è stretta, dominata dal Castellermo, montagna sacra, considerata dal Sapiens nostro antenato come territorio di caccia (nelle sue grotte venivano portati i cervi e i cinghiali catturati, per lavorarli e stoccarli, nelle nevaire, buche colme di neve, per sfamare man mano le tribù liguri che vivevano nella piana), con il Pennavaire, torrente stretto ed impetuoso, capace di muovere, sin dall’antichità, le ruote di mulini e frantoi. Era, la Val Pennavaire, il “granaio” di Albenga: si narra di un settecentesco mugnaio che sfamò la città in epoca di carestia e, per questo, fu nominato Nobil Homo dalle autorità comunali.

Ma la storia, quella fatta di casate, ma anche e soprattutto del lavoro dell’uomo, la si respira ovunque in questa valle, la si vede nel paesaggio disegnato dei muretti a secco, nel bosco addomesticato per fare spazio agli alberi da legna e nell’Albero, il castagno, padre capace di sfamare generazioni di liguri di montagna. La si legge, e fa un certo effetto, anche nel legno che ci accoglie “Antico frantoio da olive costruito dai marchesi Del Carretto nei primi anni del ‘600”, frantoi che oggi porta il nome di Armando Garello che lo acquistò nei primi Anni ’50, credendo e investendo nell’agricoltura, eroica, dell’entroterra.

Armando Garello oggi ha 95 anni, ma ogni giorno lo trascorre in azienda, affiancato dal figlio Mauro e dalla nuora. L’antica mola in pietra non c’è più, rimane una “scalpellatura” in una volta, e la pressa in legno, diventata cimelio. La forza del Pennavaire non muove più le ruote, il frantoio è moderno, efficiente. In questi giorni lavora a pieno ritmo. “Abbiamo circa 8 mila piante di olivo tra oliveti in proprietà e in affitto, Si sono raccolte per prime le olive degli oliveti di Albenga e Cisano sul Neva, e via via stiamo salendo”, racconta Mauro. Si frangono le olive aziendali e quelle per conto terzi, il prodotto è un olio di grande qualità, esportato e conosciuto in tutta Europa, non solo in Liguria. Il laboratorio all’interno del frantoio produce una serie di eccellenze come le zucchine trombetta sott’olio, i pomodori secchi, sempre sott’olio, conserve da abbinare ai formaggi, a cominciare da quella di peperoncini. Verdura dell’azienda agricola, ovviamente.

Frantoio antico, si diceva, ma non solo frantoio. Garello, infatti, significa anche vino, dodicimila bottiglie circa, divise tra pigato, vermentino, rossese e ormeasco, prodotti con vigne, di proprietà e in affitto, sparse tra Albenga, Cisano sul Neva, Valle Arroscia. Una visita in frantoio (si organizzano anche degustazioni, e da qualche tempo è attivo anche un agriturismo proprio sopra il frantoio) è di certo un viaggio nella storia e nella tradizione, ma anche nel gusto. Non poco di questi tempi!

“Liguria del gusto e quant’altro” è il titolo di questa rubrica curata da noi, Elisa e Stefano, per raccontare i gusti, i sapori, le ricette e i protagonisti della storia enogastronomica della Liguria. Una rubrica come ce ne sono tante, si potrà obiettare. Vero, ma diversa perché cercheremo di proporre non solo personaggi, locali e ricette di moda ma anche le particolarità, le curiosità, quello che, insomma, nutre non solo il corpo ma anche la mente con frammenti di passato, di cultura materiale, di sapori che si tramandano da generazioni. Pillole di gusto per palati ligustici, ogni lunedì e venerdì: clicca qui per leggere tutti gli articoli.

Elisa e Stefano Pezzini
9 Novembre 2020 alle 7:56
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