Testimonianza

Savona, la rabbia di un positivo al Coronavirus: “Lasciato solo, sono diventato un numero”

Il primo controllo al pronto soccorso, il consiglio di prendere antibiotici, la richiesta di controllare da sé l'ossigenazione dei polmoni

test coronavirus

Savona. Si chiama Luca (nome di fantasia), ha 41 anni e vive in Valbormida. E’ uno dei tanti che in questi giorni sta vivendo l’incubo del Coronavirus da vicino: il quotidiano online IlCapoluogo ha raccontato sensazioni, paradossi e paure che stanno segnando la sua odissea.

I primi timori di aver contratto la malattia arrivano ai primi di marzo, quando inizia ad accusare i sintomi di una brutta influenza accompagnata da tosse secca persistente. Sono quelli tipici del Covid-19, ma nonostante in zona siano già stati segnalati i primi casi Luca incrocia le dita e spera in una semplice influenza. Dopo alcuni giorni, però, la febbre non è ancora scesa, e così la moglie lo convince ad andare al pronto soccorso di Savona per un controllo. Diagnosi: influenza con bronchite acuta. Luca viene dimesso e invitato a rimanere chiuso in casa in attesa del tampone.

“I giorni intanto passavano, ma la febbre persisteva – racconta – giorni e giorni con il termometro che non scendeva mai sotto i 39”. L’uomo telefona al medico di famiglia e al pronto soccorso, ma l’unico suggerimento che riceve è di prendere un antibiotico (inutile per il Coronavirus). Il 14 marzo viene finalmente effettuato il tampone e l’esito, due giorni dopo, è quello temuto: positivo.

“Ad accompagnare questa ‘condanna’ il niente assoluto – riporta IlCapoluogo – nessun tipo di trattamento gli veniva somministrato né tantomeno consigliato, se non quello di controllare il grado di ossigenazione dei polmoni, ma così, a naso, senza poter utilizzare alcuna apparecchiatura specifica”.

Il racconto prosegue, venato di amarezza. Luca racconta di aver informato il datore di lavoro, che però gli avrebbe chiesto di “non dire nulla a nessuno” per non rischiare la chiusura dell’azienda; riferisce di essere stato chiamato dal sindaco, ma il primo cittadino si sarebbe limitato a informarlo del fatto che avrebbe ricevuto dei bidoni gialli per la sua, speciale, raccolta differenziata, senza particolari parole di conforto.

Con il passare dei giorni, conclude Luca, è stato assalito dalla sensazione di essere ormai “un numero tra i tanti”. Un’esperienza che definisce “la più brutta della sua vita”. Ora sta meglio, anche se non è ancora guarito del tutto, ma la paura non è scomparsa: la moglie, infatti, non è mai stata sottoposta a tampone nonostante la presenza di un malato accertato in casa.

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