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Cortili savonesi: se la rigenerazione urbana iniziasse proprio dal cuore dei suoi palazzi? fotogallery

Il 5% dell’intero centro storico è occupato dai cortili interni dei palazzi otto/novecenteschi tra Via Gramsci e Piazza del Popolo: sono come sette Piazza Sisto nascoste

Savona. “A seguito di vari sopralluoghi, è immediato comprendere come i cortili del centro storico di Savona siano sempre stati oggetto di edificazione spontanea e disorganizzata, con fenomeni evidenti di degrado, e senza alcun ruolo all’interno del tessuto urbano, nonostante l’estesa superficie da loro occupata”.

A spiegarlo è l’ingegner Davide Erriu che, assieme all’architetto Veronica Falappi, si è reso disponibile per fare una riflessione su una piccola parte della città che sarebbe meritevole di un recupero in chiave smart e sostenibile, come vuole l’ormai avviato percorso comunale SUSHI.

“Se guardiamo ai cortili del centro storico, si parla infatti di un’estensione totale del 5% di quest’area. A conti fatti, è come se all’interno di Savona fossero nascoste sette Piazza Sisto IV” prosegue Erriu.

Savona, proposta per recuperare i cortili del centro storico

“Questi ‘non luoghi’, nati da una mera strategia costruttiva, hanno delle enormi potenzialità, in quanto ubicati in aree vitali della città, e per questo necessitano di una rigenerazione di tipo sociale, estetico ed energetico. Come agire in questo senso? Si tratta di ‘tirarli fuori’ dalla loro situazione attuale e conferire loro una funzione sociale, con la creazione di spazi verdi, orti urbani, luoghi di aggregazione e adibiti ad eventi culturali; ma anche estetica, attraverso la riorganizzazione delle facciate interne, delle verande, dei balconi. Il tutto accompagnato da interventi mirati di efficienza energetica, creando ad esempio un nuovo involucro (cappotto termico, parete ventilata, ecc.), teso al miglioramento delle condizioni di comfort abitativo e al risparmio energetico” prosegue l’ingegnere savonese.

Savona, proposta per recuperare i cortili del centro storico

Un’idea che, sulla carta, funziona molto bene ma che presenta delle difficoltà legate principalmente alla “vasta platea di attori in gioco: da una parte i privati che si troverebbero a investire su un già impoverito patrimonio immobiliare; mentre dall’altra l’ente pubblico che non dispone di risorse e permessi necessari per compiere in autonomia questo genere di intervento”.

“A nostro parere – concludono l’ingegnere Erriu e l’architetto Falappi – è proprio qui, nei cortili, che le due parti potrebbero trovare un ambito di interesse comune nel quale ciascuno può fare concretamente la sua parte, traendone importanti benefici”.

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