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La guida Slow Wine promuove la Liguria del vino

"Liguria del gusto e quant'altro" è la rubrica gastronomica di IVG, ogni lunedì e venerdì

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La guida Slow Wine promuove la Liguria del vino
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“Liguria del gusto e quant’altro” è il titolo di questa rubrica curata da noi, Elisa (alla scrittura) e Stefano (alle ricerche), per raccontare i gusti, i sapori, le ricette e i protagonisti della storia enogastronomica della Liguria. Una rubrica come ce ne sono tante, si potrà obiettare. Vero, ma diversa perché cercheremo di proporre non solo personaggi, locali e ricette di moda ma anche le particolarità, le curiosità, quello che, insomma, nutre non solo il corpo ma anche la mente con frammenti di passato, di cultura materiale, di sapori che si tramandano da generazioni. Pillole di gusto per palati ligustici.

elisa stefano pezzini

Sta per uscire (la presentazione ufficiale il 13 ottobre a Montecatini Terme) l’ormai consolidata e prestigiosa guida dei vini Slow Wine, una delle “bibbie” del vino (l’altra è quella del Gambero Rosso) e, come da anni non succedeva, la Liguria del vino viene addirittura anticipata dalla newsletter settimanale che l’associazione della Chiocciola invia ai suoi sodali. Ebbene, quello che ne esce fuori è una regione che, nonostante le quantità non possano gareggiare con Piemonte, Veneto, Toscana (per non dire di Puglie e Sicilia) può tranquillamente giocarsela sotto il profilo della qualità dei suoi vini.

Il Pigato in primis, sicuramente, il Rossese di Dolceacqua, pietre angolari dell’enologia ligustica assieme allo Sciac-e-trà delle Cinque Terre, ma anche i “nuovi” (in effetti storici” vini come Vermentini, Granacce, Ormeaschi. Una realtà che non solo porta qualità e prestigio all’agricoltura (assieme agli irraggiungibili olii liguri), ma anche un traino per un turismo di qualità, capace di attirare gli ospiti del gusto, una nicchia sempre meno nicchia, con una buona capacità di spesa e, soprattutto, internazionale.

Ecco quello che scrive della Liguria del vino la guida Slow Food:

Avanti Liguria! La lettura dell’andamento del settore vitivinicolo infonde fiducia, la spinta a far crescere i vini da vitigni autoctoni non si arresta, anzi fa proseliti, e il potenziale enologico della regione si fa strada dopo aver rinnovato la sua fisionomia, oggi affidabile e vitale: i vini, in particolare i bianchi, lontani dal cliché di prodotti pronti, di ruffiana morbidezza e facile beva, stanno vivendo un vero e proprio stato di grazia. Sia i Vermentini delle due Riviere sia i Cinque Terre si esprimono con una soggettività che rimanda all’identità del territorio e alla visione del vignaiolo, e così è anche per il Pigato, che per di più, in certe interpretazioni, si rivela vino longevo capace di sorprendere, mentre il Rossese di Dolceacqua sta vivendo una fase di pieno rinascimento.

Oggi la situazione vitivinicola ligure è più matura e stabile: lasciata alle spalle una certa discontinuità produttiva, sempre più aziende si stanno conquistando un’ottima reputazione a prescindere dall’annata o dalla singola etichetta. Rimangono, con le debite eccezioni, la proverbiale, radicata individualità e lo scarso senso di appartenenza regionale, che non favorisce l’elaborazione di una visione comune. Positivo invece l’avviamento di un percorso verso una maggiore sostenibilità della viticoltura. A parte la diffusione, ancora contenuta, di metodi di coltivazione quali il regime biologico o biodinamico certificati, si segnala, da parte di numerose aziende, una maggiore attenzione verso gli equilibri presenti in natura, che si concretizza nel ricorso a inerbimenti e pacciamature, e nell’eliminazione o nella riduzione al minimo dell’uso dei prodotti sistemici.

Al di là di questi importanti sviluppi, va considerata l’annata: il millesimo 2016 – il 2015 aveva già regalato grandi soddisfazioni – ricorda l’ottimo, indimenticato 1990. La stagione è stata caratterizzata dai mesi di maggio e giugno insolitamente piovosi, con temperature inferiori alla media, seguiti da un’estate, partita davvero solo nel mese di luglio, che è stata calda, asciutta, con isolate precipitazioni occasionali e un’utile escursione termica tra il giorno e la notte, che ha favorito lo sviluppo di una buona acidità. Se la brillante annata ha inciso sul pregio delle uve, meno ha fatto sul versante della quantità, che è rimasta stabile o in certi casi ha subito leggere flessioni. Avanti Liguria! La strada intrapresa è quella giusta.

VINO SLOW
Riviera Ligure di Ponente Pigato 2016, Cascina delle Terre Rosse
Solarancio 2015, La Pietra del Focolare
Cinque Terre 2016, Luciano Capellini
Rossese di Dolceacqua Sup. Posaù 2015, Maccario Dringenberg
Riviera Ligure di Ponente Pigato 2016, Maria Donata Bianchi
Colli di Luni Vermentino Il Maggiore 2016, Ottaviano Lambruschi
Rossese di Dolceacqua 2016, Terre Bianche
Riviera Ligure di Ponente Pigato Sogno 2015, VisAmoris

GRANDE VINO
Riviera Ligure di Ponente Pigato U Baccan 2015, Bruna
Cinque Terre Pergole Sparse 2016, Cantina Cinque Terre
Rossese di Dolceacqua Galeae 2016, Kà Manciné
Cinque Terre Sciacchetrà Ris. 2012, Possa
Harmoge 2012, Primaterra

VINO QUOTIDIANO
Riviera Ligure di Ponente Pigato 2016, Deperi
Riviera Ligure di Ponente Pigato 2016, Du Nemu
Colli di Luni Vermentino Pianacce 2016, Giacomelli

Liguria del Gusto è la rubrica gastronomica di IVG, con uscite al lunedì e al venerdì: clicca qui per leggere tutti gli articoli

Elisa e Stefano Pezzini
9 Ottobre 2017 alle 8:03
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