
“Liguria del gusto e quant’altro” è il titolo di questa rubrica curata da noi, Elisa (alla scrittura) e Stefano (alle ricerche), per raccontare i gusti, i sapori, le ricette e i protagonisti della storia enogastronomica della Liguria. Una rubrica come ce ne sono tante, si potrà obiettare. Vero, ma diversa perché cercheremo di proporre non solo personaggi, locali e ricette di moda ma anche le particolarità, le curiosità, quello che, insomma, nutre non solo il corpo ma anche la mente con frammenti di passato, di cultura materiale, di sapori che si tramandano da generazioni. Pillole di gusto per palati ligustici.

“Dopo aver saputo come viene prodotta oggi la farina e i trattamenti chimici che subisce il grano durante il ciclo produttivo (diserbanti, crittogamici e via dicendo) ho deciso lo scorso inverno di provare a coltivare un po di grano per produrre farina salutare e all’antica. Erano anni che a Vendone non veniva più coltivato e io ho pensato di reintrodurre questa coltivazione. Ora è giunto il momento di mietere e trebbiare il grano e successivamente macinarlo. La mietitura l’abbiamo fatta, a breve faremo la trebbiatura e successivamente la macinatura”.
Massimo Revello, patron con la moglie Daniela (e l’apporto fondamentale del padre Edio e del figlio Marco) dell’azienda agrituristica (con tanto di frantoio e fattoria didattica) U Beriun (un antico strumento di lavoro) con terreni a Vendone tra le frazioni Leuso, Villa e Curenna, racconta così la sua ultima follia: riportare la coltivazione del grano a Vendone. In pratica la filosofia di Carlin Petrini, fondatore di Slow Food, che da sempre chiede una agricoltura buona, pulita, giusta.
Seguendo l’esempio di Massimo anche altri due agricoltori di Vendone hanno seminato il grano in piccoli appezzamenti. Un esperimento che, se avrà il successo che si merita, potrebbe diventare importante per l’intera Valle Arroscia (in Val Pennavaire, a Castelbianco, all’agriturismo Ca du Ricci già lo fanno da un paio di anni) e il grano, assieme all’olio (una vera eccellenza) e gli ortaggi potrebbe tornare ad essere un vanto dell’entroterra albenganese. Un vanto non solo per il gusto, ma anche per la salute. Auguri.
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