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Calcio, “Cinque domande” a Pietro Saccone, papà, scrittore e mister

Finale Ligure. Mitologia, leggenda, fiabe, storia di vita … il tutto legato da un filo, avvolto attorno a due nomi bellissimi, Arianna e Ginevra … non è quello del gomitolo di lana che, secondo gli antichi greci, consentì a Teseo di uscire dal labirinto di Creta in cui era rinchiuso il Minotauro … e neppure quello “invisibile” che univa la moglie di re Artù a Lancillotto, il più celebre dei Cavalieri della Tavola rotonda …

E’ piuttosto quel legame che unisce tutti i gemelli … è questo che sono Arianna e Ginevra, nate il 1° novembre 2013, fra il sesto ed il settimo mese di gravidanza, al Gaslini di Genova, dove sono state amorevolmente accudite per i primi novanta giorni di vita.

La fiaba? Quella la scrive il padre, Pietro Saccone, rendendo tale questa storia, a lieto fine, nel libro favola “Sprint”, dove – parlando per metafora – racconta di una cicogna che cade al suolo, mentre sta portando a destinazione un bambino e di come sia stata soccorsa da ingegnose formiche, che con le loro premurose cure le consentono di riprendere il volo e riportare infine a casa il suo prezioso “fagotto”.

Ebbene sì … al Gaslini, i coniugi Saccone hanno vissuto momenti che hanno i contorni della favola … da lì è nata l’idea a papà Pietro, con il decisivo aiuto di mamma Erika, di mettere “nero su bianco”, raccontando la loro esperienza in modo fiabesco … e per ringraziare “le formiche” del Gaslini, hanno deciso di devolvere, a favore della terapia intensiva neonatale dell’ospedale, l’incasso che ne deriverà.

Ecco perché riteniamo fare un’eccezione nel segnalare ai nostri amici lettori che il libro (offerta libera, a partire da 5 euro) si può trovare presso la libreria “Come un Romanzo” a Finalborgo, oppure presso il negozio di piastrelle “Home”, in piazza Vittorio Veneto a Finale Ligure.

Passando a parlare di sport, a noi punge vaghezza di rivolgerci all’autore del libro, per conoscere in un’altra veste (quella calcistica) quest’uomo, che ha anche saputo, in precedenza, combattere con forza contro una malattia, a difesa della sua vita … sì, perché Pietro Saccone è anche un “mister”… ecco il perché delle nostre “cinque domande”.

Nelle traversie, nei momenti difficili della vita, cosa ha rappresentato il gioco del calcio?

“Questa passione mi ha dato carica morale e forza emotiva, permettendomi di non mollare … mi è servita per distrarre i pensieri, quando pesavano troppo”.

Per chi ama il football, insegnare calcio ai giovani è una missione … cosa hai cercato di trasmettere ai ragazzi del Finale?

“L’input di base è stato incentrato sulla comprensione del fatto che un gruppo ‘fa squadra’ solo attraverso il rispetto di se stessi e degli avversari … poi viene il coinvolgimento nel lavoro, nella piena consapevolezza dei ruoli, però. Nello specifico, per quanto attiene al livello tecnico, ho puntato sulla prestazione come punto di partenza per arrivare al risultato”.

Hai allenato anche la prima squadra del Borgio Verezzi, arrivando a lottare fino alla fine per il salto di categoria … è una possibilità che ti alletta, il tornare a guidare giocatori adulti, con annessi i loro problemi di vita, di studio, di lavoro e – ahimè – anche di disoccupazione?

“L’esperienza di Borgio mi ha insegnato e dato molto; sì, mi piacerebbe misurarmi in una piazza che preveda un progetto e in cui proporre la mia idea di calcio”.

Nel Finale hai lavorato con mister Pietro Buttu, senza ombra di dubbio uno dei migliori tecnici nel panorama ligure, ancorché sia notizia fresca il suo esonero da parte del Vado … a tal proposito, cosa ne pensi dei tanti cambi di panchina, avvenuti in questa prima fase di stagione?

“Per me è stato un fulmine a ciel sereno … Buttu è un trainer molto preparato, oltre che un vero signore. Purtroppo gli allenatori sono il punto debole del mondo del calcio, l’imbuto in cui confluiscono le colpe … mentre, invece, andrebbero giudicati sulla scorta della bontà del lavoro svolto, anche al di là dei risultati.

Il mister è un gestore di risorse e col suo lavoro deve farle rendere al meglio, ma non può stravolgerne le qualità”.

Il livello dei settori giovanili non sembra crescere, perché?

“E’ dovuto alla generalizzata scarsa cultura sportiva; bisogna che tutti ci si preoccupi meno dell’apparire e lavorare, invece, in funzione della crescita della società. Le istituzioni, poi, sono lontane dal mondo dello sport … tutt’altra cosa rispetto alle sinergie in essere in Spagna, Francia, Germania, dove il binomio giovani e sport è favorito dalle infrastrutture a messe disposizione”.

Traspare passione in ogni frase di Saccone, mentre il suo sguardo si perde nell’orizzonte della splendida Finale Ligure … sa farsi capire quando parla di calcio, come quando scrive delle sue esperienze di vita a contatto con le sofferenze dei bambini dell’Istituto Gaslini … lo fa, nel suo libro, con la dolcezza di una fiaba … ci fa ricordare l’immenso Roberto Benigni, nel film “La vita è bella”, dove riesce a farci mestamente sorridere, pur trattando un argomento drammatico …

Beh, a maggior ragione, si sorride con “Sprint” … dove il “lieto fine” è garantito!