Economia

Tirreno Power, è cassa integrazione ordinaria: coperti solo i dipendenti diretti, fuori l’indotto

Savona. Agg. ore 14.30 – L’azienda ha deciso: cassa integrazione ordinaria. Il che significa che solo i 102 dipendenti diretti della centrale potranno usufruire della copertura, mentre per tutti i lavoratori dell’indotto non è previsto alcun ammortizzatore sociale. Solo la cassa straordinaria infatti avrebbe potuto essere estesa a tutti i lavoratori coinvolti.

Tesi gli animi nel vertice e all’esterno della Prefettura. Fulvia Veirana, segretario generale di Cgil, ha immediatamente annunciato uno stato di agitazione che potrebbe portare allo sciopero generale a Savona.

L’azienda aprirà giovedì la cassa integrazione, anche se non è ancora chiaro se si tratti di ordinaria o straordinaria. Queste le prime indiscrezioni che provengono dal vertice in corso in questi minuti nella prefettura di Savona sul futuro della centrale vadese di Tirreno Power.

I sindacati spingono ovviamente per quella straordinaria: l’unica strada attuabile, a loro dire, perché a differenza della ordinaria (che interesserebbe solo i dipendenti diretti della centrale) la cassa straordinaria è, per legge, estendibile anche ai lavoratori dell’indotto e permette quindi la copertura di tutti i lavoratori interessati dallo stop della centrale dopo il sequestro dei gruppi a carbone da parte della Procura.

E’ stato inoltre prospettato un incontro al ministero entro le prossime due settimane, lasso di tempo che i sindacati contestano in quanto considerato troppo lungo. In questi minuti l’azienda sta parlando degli investimenti: si attende di sapere se saranno confermati o se gli ultimi sviluppi hanno cambiato qualcosa nei piani di Tirreno Power.

All’esterno, intanto, circa 200 lavoratori, dalle 11:00 di questa mattina, stanno presidiando la Prefettura di Savona in attesa dell’esito del vertice. Presente anche una delegazione di lavoratori di Terminal Rinfuse e Bombardier. Tutti aspettano di conoscere la posizione dell’azienda sul futuro produttivo e occupazionale dopo il sequestro preventivo dei due gruppi a carbone, con i lavoratori a casa per ferie forzate e permessi, senza contare le gravi conseguenze per l’indotto.