Savona. Tre patteggiamenti nell’ambito del procedimento sul presunto giro di immigrazione clandestina che, secondo l’ipotesi del sostituto procuratore Giovanni Battista Ferro, portava in Italia cittadini extracomunitari con un regolare visto di lavoro, salvo poi scoprire che per loro non c’era alcuna occupazione. Davanti al gip Fiorenza Giorgi questa mattina hanno patteggiato l’albanese Gentian Sabliqi, proprietario della discoteca Matrix a Cairo, condannato a tre anni e sei mesi di reclusione; il tunisino Farhat Aloui a tre anni e otto mesi; ed un suo connazionale, Mahjoud Bejaoui, un anno e 4 mesi.
Insieme a loro nell’inchiesta condotta dagli agenti di frontiera marittima della polizia di Savona era rimasta coinvolta anche Raffaella Cervetto, ex titolare di un ristorante (La Maison des Alpes) a Prato Nevoso, che sarà giudicata a parte. Ai quattro veniva contestato di aver (con ruoli diversi) fatto arrivare in Italia (dietro il pagamento di 5, 6 mila euro) extracomunitari con un regolare visto di lavoro, ottenuto dalle autorità presentando le documentazioni richieste, senza però poi assumerli.
I ruoli, secondo la ricostruzione degli inquirenti (le manette erano scattate nel marzo 2013), sarebbero stati ben definiti. Ai vertici ci sarebbero stati Raffaella Cervetto e l’albanese Gentian Sabliqi (assistito dagli avvocati Ferrara e Iavicoli). Sarebbero stati loro che, con la scusa di aver bisogno di manodopera, si occupavano delle pratiche per fare ottenere il nulla osta della prefettura e il conseguente il visto di lavoro, agli extracomunitari “reclutati”.
I due tunisini, Mahjoud Bejaoui e Farhat Aloui, avrebbero avuto invece un compito di mediazione, quello cioè di trovare, attraverso parenti, amici e amici degli amici, connazionali interessati a trovarsi un lavoro in Italia, dietro al pagamento di cinque, sei mila euro.







