Savona. Undici rapine tra Liguria, Piemonte e Emilia Romagna. Tanti sono i colpi messi a segno da una banda composta da due campani, Antonio e Vincenzo Palumbo (padre e figlio), e da una coppia di insospettabili agenti immobiliari piemontesi, Simona Righetto e Claudio Delli Castelli, che i carabinieri del Reparto Operativo e Nucleo Investigativo del Comando Provinciale di Savona avevano sgominato nell’aprile del 2012.
Questa mattina il caso dei quattro rapinatori è approdato in udienza preliminare davanti al giudice Donatella Aschero. Righetto e Delli Castelli, che nell’associazione criminale ricoprivano il ruolo di basisti e non hanno mai partecipato a nessun assalto, hanno scelto di patteggiare: lui è stato condannato a tre anni e otto mesi, mentre lei a tre anni e tre mesi di reclusione.
Per Antonio e Vincenzo Palumbo, gli esecutori materiali delle rapine, invece la situazione non è stata definita: i difensori dei due infatti hanno sollevato una questione di incompetenza territoriale (visto che la prima rapina è stata messa a segno nel territorio del Comune di Imperia) e gli atti sono stati trasmessi al tribunale di Sanremo che valuterà le loro posizioni.
Secondo quanto accertato, nella nostra regione, i quattro arrestati avevano colpito due volte a Savona, nel gennaio scorso e il 15 aprile 2011, ai danni della filiale Carige (90 mila euro il bottino), ad Ospedaletti, Sanremo, Ventimiglia e ad Imperia. Colpi che, insieme agli altri fuori Liguria, avevano fruttato ai malviventi una somma pari a 550 mila euro.
I basisti fornivano appartamenti e strumenti, fra i quali parrucche. Agli arrestati veniva contestato anche il reato di porto abusivo di armi e per Simona Righetto l’accusa era anche di riciclaggio dei proventi delle rapine, cambiati presso una banca in banconote di piccolo taglio.
I banditi agivano armati di mitragliette e pistole, spesso legavano gli ostaggi con nastri da elettricisti e, per alterare i propri tratti somatici, utilizzava tamponi di ovatta che inserivano in bocca e nel naso. Tra le armi utilizzate, due pistole beretta e una Skorpio. L’ultimo colpo era avvenuto lo scorso 16 settembre a Ceva. I quattro erano stati individuati grazie alle immagini delle telecamere degli istituti di credito da loro “visitati” e grazie a una lunga attività di indagine e accertamenti. Nelle abitazioni perquisite, i carabinieri hanno rinvenuto parte dei preziosi trafugati, armi da guerra e clandestine complete di munizionamento, parrucche e fascette utilizzate per immobilizzare le vittime.
Nel corso delle indagini gli inquirenti avevano anche scoperto che i malviventi (in particolare i campani) erano molto superstiziosi: prima di agire si rivolgevano ad una cartomante per essere rassicurati sul buon esito della rapina. La divinatrice, con sede nelle Langhe, non sapeva quali fossero le intenzioni dei suoi interlocutori: questi ultimi, infatti, le parlavano semplicemente di “affari” da portare a termine nella giornata successiva per sapere se sarebbero andati per il verso giusto.









