Savona. “Piste ciclabili a Savona. Un problema annoso, che non è mai stato affrontato seriamente ed organicamente, e che anche oggi non lo è. Il PUMT 2010 ha “accennato” dei tracciati per future piste ciclabili. “Accennato” e non “progettato”. Infatti ha solo indicato dei possibili percorsi, e quindi è stato troppo vago. Se analizziamo l’estensione dei percorsi ciclabili a Savona ci bastano abbondantemente le dita di una mano. Sono solo tre! La prima è anche una “mezza” pista ciclabile, e sta in corso Ricci: mezza perché è a senso unico”. Così il presidente del Comitato Casello Albamare Paolo Forzano, che torna sull’assenza e precarietà delle piste ciclabili presenti nella città della Torretta.
“La seconda è in via Nizza. Un tratto rettilineo, interrotto ad un incrocio intermedio, senza la minima protezione per gli utilizzatori. Il comune rifacendo i marciapiedi avrebbe potuto farli più larghi ed inglobare la pista ciclabile. Non lo ha fatto, ed ha lasciato la pista ciclabile divisa dalla strada solo tramite una riga verniciata. Oltretutto la corsia della pista ciclabile non è verniciata del classico colore rosso, pertanto la si confonde con la strada. Inoltre le strisce che delimitano questa pista ciclabile terminano 150 metri prima dell’abitato di Zinola, lasciando i ciclisti a pedalare in una strada larghissima, ma senza “limiti” per le auto. Dall’altra parte la pista termina poco prima della rotatoria con la deviazione verso piazzale Amburgo: qui c’è una sequenza di cordoli e scalini impressionante! Altro che pista ciclabile, altro che barriere architettoniche…” aggiunge Forzano.
“La terza pista ciclabile è quella delle Officine. Anche questo “spezzone” di pista ciclabile presenta problemi. Intanto di visibilità. Le righe disegnate confondono, ed il percorso della pista non è chiaro: ci vuole sempre un po’ di sforzo mentale. Ma poi è estesa solo nella zona Officine, e sia a levante che a ponente termina bruscamente, anche in modo pericoloso. Se guardiamo l’imbocco verso Savona, anche un’auto potrebbe facilmente prenderlo. Arriviamo all’ultimo spezzone: via Stalingrado. E’ in via di costruzione il tratto che dalle officine porta alla rotatoria di via Vittime di Brescia. Va bene questo? Io credo proprio di no! I pochi metri del marciapiedi allargato, rubati alla strada che è stata ridotta da tre a due corsie, sono stati usati male! Invece di fare una pista ciclo-pedonale il più larga possibile, e che comunque sarebbe stata appena sufficiente, in una certa zona si è realizzato un marciapiedi stretto, delle aiuole a mezzaluna, una pista stretta ed a zig-zag! Evviva la fantasia! Ma quale funzionalità? E poi la pista ciclabile, anche qui non raggiunge la rotatoria di via Vittime di Brescia” sottolinea ancora Forzano.
“Non credo ci vogliano delle straordinarie capacità nel capire che i maggiori pericoli nella circolazione stradale si incontrano negli incroci e nelle rotatorie. Pertanto è lì che bisogna operare per avere attraversamenti pedonali ed attraversamenti per le biciclette che garantiscano la sicurezza. Una rotatoria non deve essere progettata solo per le auto. Deve essere progettata per auto, moto, camion e naturalmente dall’altro lato pedoni e biciclette. Purtroppo a Savona abbiamo una storia di rotatorie assolutamente mal progettate. E purtroppo anche i nuovi progetti sono carenti”.
“Anche l’ultima rotatoria realizzata, quella delle Officine, ha raggi di curvatura mal studiati, che non permettono una corretta deviazione dei camion verso la bretella di parco Doria. Questo è paradossale se si pensa che la bretella di parco Doria doveva proprio servire a deviare il traffico da via Stalingrado! E così via Stalingrado diventerà area con limite 30 km/h, ma con transito di mezzi pesanti! Ultimo ma non ultimo: avete visto ciclisti transitare sulla bretella di parco Doria? Io sì, anzi molti! Ed allora viene spontaneo chiedersi: ma questi progettisti lo sanno che i ciclisti invece di “scalare” via Stalingrado preferiscono fare la bretella perché questa è in piano? Ed allora la giusta collocazione della pista ciclabile non sarebbe stata lungo la bretella?” si chiede ancora il presidente del Comitato Albamare, che conclude: “Infine la rotatoria tra Riva del Garda ed Arco, che è circondata da una pista ciclabile, ma questa pista ha anche un sottopasso, pertanto i pedoni ed i ciclisti hanno un percorso “protetto”. Ebbene in quella area ci sono chilometri di belle piste ciclabili, la gente le utilizza, i ragazzi vanno a scuola in bici. Le piste ciclabili non possono essere ridotte a tre spezzoni: ci deve essere una rete percorribile con continuità, dai luoghi di residenza a dove la gente vuole andare, almeno per le destinazioni più gettonate”.



