Albisola S. Ventiquattro anni di reclusione. E’ questa la condanna richiesta dal pm questa mattina in Corte d’Assise per Quemal Ramaj, albanese a giudizio per l’uccisione di Skender Kajno, un suo connazionale che venne ucciso la notte tra il 18 ed il 19 dicembre del 2004, ad Albisola Superiore, durante un regolamento di conti tra due gruppi di sfruttatori che si contendevano una prostituta ucraina. Il processo è stato poi rinviato (per le repliche degli avvocati difensori e la sentenza) al 19 marzo prossimo.
Per quel delitto, con il rito abbreviato sono già stati condannati, a 14 anni di reclusione ciascuno, Ermal Ramaj, 29 anni, e Arber Osmanaj. A giudizio, per i fatti di quella notte, adesso è rimasto Qemal Ramaj (fratello di Ermal), oltre ad un cittadino ucraino che però deve rispondere dell’accusa di rissa e non dell’omicidio.
Nelle scorse udienze erano sono stati sentiti come testimoni Ermal Ramaj ed Osmanaj che avevano raccontato la loro versione sui fatti di quella notte. In particolare Ramaj aveva ricordato: “Io ero sceso in strada per avere un chiarimento con quelle persone, subito erano un gruppetto, ma nel giro di pochi secondi sono diventate una dozzina: spuntavano da dietro le macchine, mi minacciavano e io ero spaventato e cercavo di spiegare loro che non c’entravo nulla. E’ stato a quel punto che sono scesi mio fratello e Osmanaj: è durato tutto pochi attimi e ci siamo scontrati con loro. Io mi ricordo solo che Qemal è stato colpito con una spranga in testa. Non credo che possa essere stato lui o Osmanaj a colpire uno di loro e non l’ho fatto nemmeno io”.
L’albanese ha poi spiegato le fasi della fuga: “Qualcuno ha urlato che arrivava la polizia e così tutti siamo scappati. Noi abbiamo fatto rialzare mio fratello da terra dove era rimasto per il colpo alla testa e siamo fuggiti”. L’accusa di omicidio e di tentato omicidio in concorso è contestata a Qemal Ramaj (considerato l’autore materiale del gesto, ora latitante), che avrebbe agito in concorso con il fratello e con Osmanaj. Oltre a Skender Kajno, che fu colpito mortalmente, durante la rissa era rimasto gravemente ferito anche Fatos Kajno: lui, nonostante una grave lesione epatica, se l’era cavata.
Secondo quanto accertato dagli inquirenti al centro dello scontro finito nel sangue c’era una ragazza che, dopo aver avuto una storia con uno dei fratelli Ramaj, voleva uscire da giro della prostituzione e aveva trovato ospitalità presso una casa di Albisola. Lo sgarro aveva attirato la vendetta della banda di sfruttatori, sfociato nell’episodio di sangue.
