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Cronaca

Vita da nababbi a bordo di Ferrari, Aston e Bentley: come agivano i consulenti-contrabbandieri tra la Svizzera e la Riviera

Federica Pelosi
11 Ottobre 2012 alle 13:08
11 Ottobre 2012
Vita da nababbi a bordo di Ferrari, Aston e Bentley: come agivano i consulenti-contrabbandieri tra la Svizzera e la Riviera
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Albenga. Procedeva contromano nel tratto a senso unico di Via Degli Orti, ad Albenga, a bordo della sua Ferrari rosso fiammante. Mica aveva da perder tempo, lui, con inutili regole da rispettare: doveva raggiungere l’abitazione di un amico e, chissà, magari proprio quella sera c’era in programma un’altra cena a tre zeri che lo aspettava in qualche lussuoso ristorante di Montecarlo, in compagnia di una bella ragazza.

Eppure è stata proprio questa manovra azzardata a metterlo nei guai e a concentrare l’attenzione dei finanzieri, che nel frattempo lo avevano fermato in flagranza, su di lui. Un cinquantenne di bell’aspetto, con vestiti firmati, Rolex, auto di lusso, e doppia cittadinanza, italiana e svizzera (con dimora in provincia di Como ma residente oltreconfine), notato più volte nell’Albenganese, dove sembrava concentrare i propri interessi.

Uno così non passa certo inosservato, soprattutto se, come riscontrato nei successivi accertamenti con tanto di consultazione di banche dati, anche internazionali, risulta nullatenente in Italia e benestante in Svizzera, e dirigente di alcune società nel Principato di Monaco.

Di qui, il via ai pedinamenti, per scoprire che l’aitante 50enne possedeva un capannone nella piana albenganese e un appartamento a cinque stelle vista mare sulla costa. E’ qui, in quella sorta di autorimessa “ingauna”, che gli uomini della Guardia di Finanza di Albenga hanno trovato 10 auto e un’Harley Davidson da strabuzzare gli occhi. Ferrari, Aston Martin, Maserati e auto storiche come diversi modelli di Fiat 500. Tutti mezzi con targa svizzera: ed è questa la prima spada di Damocle sulla testa dell’uomo, dal momento che, secondo la normativa vigente, uno straniero non può tenere in Italia altre auto rispetto a quelle che conduce personalmente. Di qui il sequestro degli undici mezzi.

Il resto lo fanno gli accertamenti nell’abitazione, con il rinvenimento di chiavette, notebook, rubriche telefoniche, utili a ricostruire l’attività del cinquantenne e dei suoi quattro complici (tra cui la sua compagna 28enne, di origini piemontesi).

Due anni di attività che, oggi, hanno portato a cinque denunce per reati che vanno dall’evasione fiscale al contrabbando, dall’abusivo esercizio dell’intermediazione finanziaria al riciclaggio. È stato così appurato che questi soggetti avevano costituito tre società fittiziamente residenti nel territorio del Principato di Monaco che si occupavano della gestione di numerosi immobili siti nella Riviera Ligure e nel milanese. Inoltre era stato creato un complesso meccanismo che permetteva ai soggetti denunciati di raccogliere i risparmi affidati loro da numerosi cittadini italiani, convogliandoli presso intermediari residenti in territorio elvetico, eludendo in questo modo la rigida disciplina valutaria vigente. I proventi dell’attività illecita erano poi reinvestiti sul territorio nazionale dal gruppo criminale attraverso l’acquisto di attività commerciali, immobili e auto storiche e di lusso.

In pratica, il 50enne faceva da “spallone”, definizione che un tempo si utilizzava per definire chi trasportava in spalla generi di contrabbando: in questo caso, più comodamente, sulle sue lussuose vetture, portava i risparmi dei “clienti” italiani all’estero, cambiando spesso mezzo ad ogni passaggio, per non dare nell’occhio alla frontiera. Altre volte, invece, utilizzava un metodo che, in realtà, permette la tracciabilità: attraverso un istituto bancario svizzero che aveva un conto corrente aperto in Italia faceva in modo che i risparmiatori convogliassero lì i propri risparmi; risparmi che, dal conto corrente italiano, venivano tramutati in titoli dalla banca svizzera che, poi, li rivendeva, monetizzando. Con questo giochetto il 50enne ha contribuito a portare all’estero 30 milioni di euro.

I finanzieri hanno inoltre contestato circa 2 milioni di euro tra imponibile non dichiarato e violazioni in materia di Iva.

Sono un centinaio i risparmiatori-clienti su cui si concentra ora l’attenzione della Guardia di Finanza (su 10 sono già stati svolti i controlli del caso): si tratta principalmente di liberi professionisti: da architetti a avvocati e farmacisti. I cinque denunciati, invece, sono tutti di origini lombarde e piemontesi, tutti residenti in Svizzera, tutti con doppia cittadinanza e con interessi in Liguria.

E’ infatti qui, in Riviera, che i 5 investivano grazie ai proventi illeciti maturati oltreconfine: qui compravano appartamenti (sette acquistati nella nostra regione dal 2005 al 2001 più 4 a Milano). Nel Torinese, invece, hanno aperto bar e ristoranti, grazie anche all’aiuto dell’unica donna della “banda” che concludeva gli affari piemontesi. Spesso, si festeggiava il buon esito degli affari, e non solo, con cene a Montecarlo: è di qualche tempo fa un pasto a ostriche e champagne per due, con un conto da mille euro.

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