Boissano. Il sopralluogo eseguito sabato mattina dal sostituto procuratore Crisitiana Buttiglione, accompagnata dal medico legale Marco Canepa e dal tenente dei carabinieri Michele Morelli, non ha fornito nuovi elementi utili a far luce sulla morte di Abdellatif Lamkhantar, il marocchino di 26 anni ritrovato morto alle prime luci del 24 settembre all’interno di un terreno agricolo in via Morette a Boissano. Qualche risposta potrebbe arrivare invece da un bastone di legno, ritrovato non molto lontano dalla vittima, che è già stato inviato al Ris di Parma per essere analizzato.
Gli inquirenti non credono che l’uomo sia morto per un incidente, ma sono convinti di trovarsi davanti ad un omicidio. Finora le indagini non hanno fornito nessuna indicazione utile ad individuare chi e come possa averlo ucciso. Le speranze che dall’analisi del bastone però possano emergere elementi utili – per stessa ammissione degli inquirenti – sono poche: quella notte e quella mattina infatti pioveva e l’acqua potrebbe aver cancellato le eventuali tracce lasciate dal killer del nordafricano.
Una delle ipotesi della Procura è che il delitto possa essere maturato nell’ambiente dello spaccio, per motivi di droga. I militari infatti sono certi che, nell’ultimo periodo, il ventiseienne (che era incensurato) avesse iniziato a frequentare alcuni volti noti alle forze dell’ordine per la loro attività di spaccio e consumo di sostanze stupefacenti.
L’unica certezza resta che ad uccidere Lamkhantar è stata la rottura dell’osso del collo. Il medico legale non ha comunque escluso che la morte del marocchino possa essere stata causata da una caduta dalla fascia, ma i segni di percosse sul suo corpo (sul torace, sul volto e sugli arti) fanno pensare che abbia subito un’aggressione. Da chi resta, almeno per ora, un mistero.



