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Tra dieci giorni via al terzo processo per Don Luciano: “Nessuna prova a mio carico, ecco il documento che lo dimostra”

don lu chirivì

Alassio. Mancano meno di dieci giorni al giorno del nuovo processo a carico di Don Luciano Massaferro, il sacerdote alassino condannato in secondo grado a 7 anni e 8 mesi di carcere per abusi sessuali su una minore. Il prossimo 18 luglio infatti a Roma sarà celebrato il terzo grado del processo (Cassazione) quello che potrebbe confermare il verdetto dei precedenti tribunali, ma anche stravolgerli.

Don Luciano, così come tutti i parrocchiani che non hanno mai smesso di sostenerlo, ovviamente sperano che la scelta della Corte di Cassazione ricada sulla seconda opzione. Il sacerdote alassino, dalla sua casa dove si trova agli arresti domiciliari, continua a gridare con forza la sua innocenza: “Dopo due anni e mezzo la realtà è ovviamente sempre quella del giorno dell’arresto, infatti nessuna prova o indizio è emersa a mio carico, del resto lo avevo detto e previsto dal primo giorno, proclamando la mia innocenza durante la detenzione preventiva”.

“Quali prove si possono trovare per un fatto che non è mai accaduto?” aggiunge Don Luciano che, a sostegno della sua tesi, ha anche preparato un documento in formato pdf (consultabile QUI e scaricabile dal sito donluciano.org). “Mi pare utile quale riassunto circa i contenuti di questa paradossale vicenda – spiega il parroco -. Siccome tante persone trovano difficoltà a leggere il materiale reso da tempo disponibile nel sito web, scopo di questo agile elaborato è quello di offrire un immediato e chiaro quadro della vicenda processuale e che potrà essere di apertura, per chi lo desidera, alla lettura della documentazione analitica pubblicata sul web”.

“Riguardo l’esito delle prossime tappe processuali, dopo quanto sono stato costretto a vedere nelle aule di giustizia e nel carcere, sinceramente preferisco stare in silenzio. Desidero invece sia costantemente promossa una corretta informazione circa i contenuti reali della vicenda, perché è doveroso riferirsi alla concretezza delle carte e non solo a convinzioni personali” conclude il sacerdote che si augura che “l’eventuale confronto scaturito dalla lettura del documento resti sempre nell’ambito della civile dialettica. Se qualcuno per ‘partito preso’ non vuole informarsi meglio lasciare perdere, come dice il proverbio antico: ‘non c’è peggior sordo di chi non vuol sentire'”.