Cronaca

Operazione “Carioca”, con Fameli indagate altre 15 persone: nei guai prestanome, ma anche professionisti

Savona. Sedici. Tante sono le persone indagate nell’ambito dell’operazione “Carioca” condotta dalla Squadra Mobile e dalla Procura di Savona e che ieri ha portato all’arresto del noto imprenditore calabrese Antonio Fameli, 74 anni, da tempo residente a Loano dove aveva creato un piccolo impero. Diverse le accuse che vengono contestate (a vario titolo ed in concorso) ai protagonisti di questa vicenda: si va da riciclaggio, trasferimento fraudolento di valori, reati tributari, attività abusiva di intermediazione finanziaria a falso in atti notarili.

Delle sedici persone coinvolte nell’operazione “Carioca” quattro sono state raggiunte ieri mattina da un’ordinanza di custodia cautelare: Antonio Fameli che secondo gli inquirenti sarebbe il “dominus” dell’organizzazione; Serafino Fameli, di 50, figlio di Antonio che ora vive in Brasile, che è considerato un collaboratore stretto del padre; Clara Juana Magino Soculaya, di 42, peruviana, convivente di Antonio Fameli, alla quale sono stati concessi i domiciliari; Carlo Ciccione, 63, di Cisano sul Neva, ex commercialista con studio a Imperia, che secondo l’accusa avrebbe gestito gli aspetti contabili e finanziari delle società italiane e straniere controllate da Fameli.

Oltre a loro, in questa vicenda, ci sono poi altri dodici indagati tra i quali spiccano i nomi di alcuni professionisti: Elpidio Valentino, 52 anni, notaio di Alassio, che ieri ha ricevuto la notifica di una misura di interdizione dell’attività professionale; Giuseppe Carelli, di 50, abitante a Torino, carabiniere in congedo (negli Anni ’80 aveva prestato servizio a Loano), amico di Serafino Fameli e procuratore della società brasiliana “Pafimo Itda”; Maria Antonietta Barile, di 32, di Borghetto Santo Spirito, la segretaria di Antonio Fameli; Fabio Domenicale, 42, di Loano, che sarebbe stato un prestanome (per lui è scattata la misura dell’obbligo di dimora); Carla Capello, di 52, di Borghetto Santo Spirito, anch’essa accusata di essere una prestanome di Antonio Fameli (anche per lei è stato disposto l’obbligo di dimora).

E ancora: Roberto Genova, di 50, loanese e direttore delle poste di Ceriale fino a tre mesi nei confronti del quale il gip ha applicato la misura cautelare dell’interdizione dall’attività professionale; Dario Chiotti, di Borghetto Santo Spirito, convivente della figlia di Antonio Fameli, che per l’accusa è coinvolto negli affari illeciti in qualità di gestore ed amministratore della “Casinò Royale”; Giorgio Rossello, di Albenga, ritenuto un altro dei prestanome di Antonio Fameli (sarebbe stato amministratore e liquidatore della Scim srl e amministratore della Greg srl); Giuseppina Fameli, di Borghetto, figlia di Antonio e agente immobiliare: avrebbe coadiuvato il padre in alcune transazioni immobiliari; Andrea Grollero, collaboratore nello studio del notaio Valentino; Domenico Manuti, notaio di Varazze, che avrebbe redatto alcuni atti di compravendita per conto di Fameli; l’avvocato Claudia Marsala, di Varazze, che è finita nei guai in qualità di procuratore di alcune delle società a capo di Fameli: Marinvest, Vallauris 2000 sl e Mafipa sociedade imobiliaria Ltda.