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Lettere

I continui attacchi ai lavoratori da parte del governo Berlusconi

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“Vorrei soffermarmi brevemente su un aspetto della sciagurata manovra appena varata dal governo Berlusconi poco analizzato dai media. Mi riferisco al tema del mercato del lavoro. Al presidente del Consiglio ed ai suoi ministri i lavoratori dipendenti non sono mai stati simpatici e questo già lo sapevamo: i precari sono stati a più riprese definiti la parte peggiore del paese (!?) e si è sempre cercata l’occasione per disfarsi di un baluardo di civiltà e democrazia come lo Statuto dei Lavoratori ed in particolare dell’articolo 18, vera e propria ossessione del presidente Berlusconi e del ministro Sacconi. Non a caso il governo ha sempre parlato di nuovo Statuto dei Lavori (!?), eliminando la sgraditissima parola ‘lavoratori’ e sostituendola con il termine ‘lavori’, così impersonale e disumano, però, al tempo stesso, così significativo delle reali intenzioni di chi è ora al potere.

Potrete benissimo domandarmi perché mi stupisca e di cosa mi stupisca, atteso che in fin dei conti dovrei ben sapere, come l’attuale governo ripete in modo martellante, che la colpa della situazione in cui versiamo non è addebitabile all’attuale classe politica, straordinariamente corrotta ed incapace, a managers, banchieri, imprenditori ed industriali arroganti, senza scrupoli, incompetenti, che quasi sempre ricoprono posizioni di grande responsabilità e lautamente remunerate non per merito, ma per raccomandazione o appoggio politico, a sindacati totalmente proni ai desiderata del potere (vero Cisl e Uil?), ad una gerarchia ecclesiastica completamente asservita al dio denaro e sempre più lontana dall’originario messaggio cristiano, ad un’opposizione troppo spesso debole e poco propositiva, al punto da far sorgere il sospetto di una sua connivenza con il governo in carica, nell’ambito di un teatrino politico in cui ognuno gioca la sua parte per difendere poltrone, privilegi e prebende.

Il vero problema dell’Italia sono i lavoratori dipendenti, ossia coloro che si sono visti dimezzare le retribuzioni con l’entrata in vigore dell’euro a fronte di costi, prezzi e tariffe raddoppiati, coloro che da sempre non evadono un centesimo di tassazione (anche perché non possono farlo) e che quindi sono sempre stati oggetto di asfissianti attenzioni fiscali da parte dello stato, coloro che hanno la spudoratezza di pretendere di non essere licenziati se non per giusta causa o giustificato motivo e che in caso di licenziamento senza valide ragioni osano rivolgersi ad un giudice per ottenere giustizia. Ebbene, sarò anche ottuso ma io continuo ad indignarmi profondamente di fronte ai continui attacchi al mondo del lavoro sferrati dai vari governi Berlusconi di volta in volta in carica. L’attuale manovra, per la parte che ora ci occupa, rappresenta l’ennesimo tentativo di apportare un colpo mortale alla cultura ed alla civiltà del lavoro, nonché ai diritti fondamentali di ciascun lavoratore. In questo caso l’operazione condotta dal governo è ancora più subdola rispetto al passato perché è del tutto evidente l’utilizzo strumentale di una crisi, della quale il governo stesso ha negato l’esistenza fino all’altro ieri, per imporre gravissimi tagli ai diritti dei lavoratori.

Mi occorre quindi anche in questo caso indignarmi di fronte alle falsità che si celano dietro alle ambigue parole del ministro Sacconi.
1) non è vero che in Italia non esiste la possibilità di licenziare un lavoratore dipendente; questa possibilità esiste, ma è giustamente subordinata alla ricorrenza della giusta causa o del giustificato motivo, onde evitare l’arbitrario utilizzo dello strumento in questione da parte del datore di lavoro e la connessa riduzione dei lavoratori ad eterni precari, a schiavi costretti a subire ingiustizie, vessazioni e ricatti di ogni tipo, nella speranza (e non certo nella certezza) di poter mantenere il più a lungo possibile una fonte di reddito, magari l’unica in famiglia;
2) non è vero che chi difende l’articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori non è al passo con i tempi; semmai è vero il contrario e cioè che è retrogrado chi attacca continuamente uno strumento di tutela irrinunciabile quale l’articolo citato in quanto di fatto si propone di riportare i lavoratori alle condizioni di sfruttamento dell’inizio dell’epoca industriale, cancellando decennali lotte e conquiste lavorative, e facendo arretrare la lancetta del tempo e della civiltà di secoli.
3) non è vero che datore di lavoro e lavoratori sono su un piano di parità di forze e pertanto si può tranquillamente abolire la contrattazione nazionale e delegare tutto quanto alla contrattazione aziendale, eventuale deroga alle prescrizioni dell’articolo 18 compresa. E’ anche in questo caso di tutta evidenza che il datore di lavoro si trova in una posizione dominante rispetto ai lavoratori. Risulta pertanto imprescindibile il mantenimento dell’articolo 18, che è stato a suo tempo introdotto proprio per temperare (dal momento che è impossibile annullarla) questa evidente ed enorme sproporzione di forze in campo.
4) non è vero quanto afferma il ministro Sacconi, ovvero che la manovra appena varata non tocca l’articolo 18; con le nuove disposizioni, sulle quali nutro peraltro forti dubbi di incostituzionalità, i contratti sottoscritti a livello aziendale potrebbero operare in totale deroga ai contratti nazionali e addirittura alle disposizioni di legge vigenti, su tutta una serie di materie, libertà di licenziamento compresa, con implicita possibilità di eludere il disposto dell’articolo 18.

Personalmente ritengo che il famigerato posto di lavoro fisso, tanto sgradito ai nostri politici, sia l’obiettivo che ogni società civile dovrebbe porsi, in quanto rappresenta la condizione necessaria per garantire ad ogni essere umano (fino a prova contraria siamo ancora uomini e non robots) se non la serenità, quantomeno una decente stabilità emotiva e mentale (come si fa a vivere in uno stato di perenne incertezza e precarietà?), nonché la possibilità di condurre una vita dignitosa. La mobilitazione pacifica a tutela dei diritti fondamentali dei lavoratori è quindi non solo auspicabile ma assolutamente doverosa e per parte mia vi aderirò incondizionatamente”.

Franco Tessore
consigliere comunale
Albisola Superiore

Redazione
18 Agosto 2011 alle 8:21
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