
Liguria. “Un buon livello di attenzione, una buona prassi igienico sanitaria e un po’ di fiducia”. E’ il vademecum della Confederazione italiana agricoltori pensato per i consumatori liguri contro il rischio di psicosi da E.coli, il batterio killer, inizialmente imputato al cetriolo spagnolo poi “scagionato” dai ricercatori, che ha già ucciso 17 persone in Germania e ne ha colpito altre migliaia in tutta Europa.
Ieri l’allarme è arrivato anche in Italia: mentre a Genova i carabinieri del Nucleo antisofisticazioni controllavano a tappeto i banchi del mercato orientale, secondo la prassi stabilita dal Ministero della Salute, rilevando “solo” due infrazioni per omissione del cartello di provenienza della merce, a Merano si diffondeva la notizia di un caso sospetto, poco dopo smentita. “Spesso in queste situazioni – spiega Ivano Moscamora, presidente Cia Liguria – tendono a circolare notizie allarmistiche creando un po’ di psicosi collettiva, senza una reale controprova scientifica”.
Il riferimento è al cetriolo spagnolo, tacciato di veicolare il batterio killer e poi successivamente scagionato, con conseguenti ripercussioni economiche e diplomatiche. “Il panico rischia di creare un duro effetto a livello di acquisto prodotti, come successo con la Russia – continua Moscamora – ma in Italia possiamo stare più che tranquilli. Abbiamo una rete di controllo davvero molto efficiente”. I controlli avvenuti ieri da parte dei Nas nel mercato ortofrutticolo genovese ne sono un esempio. “Il sistema di controlli, fatto da Asl, Arpal, Istituto di Zooprofilassi è già in moto: i Nas servono a monitorare la situazione”.
Ad oggi in Liguria e a Genova in particolare l’effetto batterio killer non ha avuto riscontri negativi sui comportamenti d’acquisto. “Con i consumatori abbiamo un rapporto fiduciario significativo – sottolinea il presidente degli agricoltori liguri – e per ora non c’è stata una caduta del consumo locale. Ma – aggiunge – se dovesse esserci una comunicazione allarmistica prima o poi le conseguenze ricadrebbero anche sui prodotti locali, che sono sicuri e costantemente controllati in tutta la filiera”.
Secondo Moscamora il rischio per i nostri ortaggi è pari a zero, inoltre “siamo di fronte a un fenomeno che si combatte con le classiche norme igieniche: lavare bene gli ortaggi, se si vuole, per stare ancora più tranquilli, con l’aggiunta di bicarbonato o ammucchina. Ma l’E.coli per quanto sia una nuova variante, è un batterio e non un virus”. Quanto al reale veicolo con cui il batterio si trasmette, ancora allo studio di ricercatori e scienziati: “difficilmente potrebbe essere l’acqua, è un batterio che non la ama particolarmente, mentre per la carne, ancora sotto esame – conclude Moscamora – basta osservare anche qui le buone abitudini: cuocerla bene ed evitare di consumarla cruda. Fermo restando che oltre a un adeguato livello di attenzione personale, il consumatore può contare su un sistema sicuro e fortemente controllato per produzione e distribuzione”.