
Albenga. “Stavolta non torno indietro se non finisce tutto”. E’ deciso a riportarsi il figlio a casa il prima possibile e a lasciarsi dietro le spalle un incubo chiamato Varanasi: le parole, ferme e decise, sono del papà di Tomaso Bruno, il ragazzo ingauno che, insieme all’amica Elisabetta Boncompagni, è rinchiuso da sedici mesi in un carcere indiano con la pesante accusa di aver ucciso il proprio compagno di viaggio, Francesco Montis, trovato agonizzante nella camera d’albergo che i tre condividevano a Varanasi.
Luigi Euro Bruno e la moglie partiranno domani sera alla volta di Nuova Delhi prima, e di Varanasi poi, con tanto di plichi di lettere destinate ai due ragazzi e scritte dagli amici di sempre. Le prossime settimane saranno cruciali per decidere la sorte di Tomaso e Elisabetta che hanno visto volare via più di un anno dietro un processo a singhiozzo e caratterizzato da continui intoppi e rinvii.
Il prossimo appuntamento nelle aule giudiziarie indiane sarà il 13 giugno con l’arringa della difesa (che, a seconda della durata del dibattimento, potrebbe protrarsi per più giorni), poi il giudice si prenderà una decina di giorni per riesaminare le carte ed emettere sentenza. “Intanto, l’8 giugno andremo in ambasciata a Nuova Delhi dove incontreremo anche i nostri avvocati che si sono già mostrati molto ottimisti – dice Euro Bruno – D’altronde le continue contraddizioni di più testimoni hanno chiarito quanto questa storia sia assurda. Venerdì o sabato saremo a Varanasi in attesa dell’udienza che, ovviamente, seguiremo da vicino. Poi speriamo di mettere la parola fine su questo anno terribile”.