
Savona. Internet? Non invade né condiziona la vita reale, ma si colloca su un piano parallelo. Il volontariato? Apprezzato in larga misura, spesso mitizzato, ma non sempre scelto come luogo d’impegno, anzi. La dimensione religiosa? C’è una forte domanda di spiritualità, ma la chiesa come istituzione è percepita (negativamente) perlopiù attraverso l’immagine che ne danno i mass media. Sono alcuni dei dati che emergono dall’inchiesta “Giovani e partecipazione: il puzzle delle relazioni sociali”, realizzata dalla diocesi di Savona-Noli e presentata questa mattina in Curia.
La ricerca è nata dalla volontà di conoscere meglio il mondo giovanile nella sua dimensione partecipativa, nel rapporto con la società, col mondo delle associazioni, con le attività di impegno sociale. È stata voluta dall’Equipe per la Pastorale giovanile della diocesi di Savona ed è stata affidata allo “Studio Synesis Ricerca Sociale, Monitoraggio e Valutazione” di Deborah Erminio.
I temi indagati sono stati i seguenti: la partecipazione a gruppi associativi: se e in che modo i giovani prendono parte a forme di associazione, quali sono le motivazioni alla base della partecipazione associativa, in quali tipi di gruppi li troviamo, che rapporto instaurano con gli adulti; quali sono le modalità di socializzazione tramite lo strumento telematico: fanno parte di social network, come li utilizzano, cosa ne pensano; partecipazione al mondo del volontariato: come diventano volontari, quali sono le motivazioni per cui aderiscono a forme di impegno sociale, quali sono i motivi per cui non hanno mai preso parte ad attività di volontariato; rapporto con la religione: cosa pensano i giovani della spiritualità e delle istituzioni religiose, cosa vorrebbero cambiare. L’approccio metodologico è stato quello delle interviste in profondità, in tutto 80 interviste a giovani dai 18 ai 30 anni, che hanno prodotto oltre 800 pagine di narrazioni e vissuti.
Ecco alcuni risultati: le attività associazionistiche più diffuse tra i giovani sono quelle di fruizione (gruppi sportivi, musicali, ecc.). La partecipazione a gruppi è sovente occasione di confronto con le figure adulte. Dai giovani è emerso il bisogno di ere figure adulte di riferimento. Parlando di giovani, l’indagine non ha potuto tralasciare le forme di relazione sociale rese disponibili dalla rete telematica (chat, blog, forum e social network). Si tratta di pratiche sempre più diffuse tra i giovani (e meno giovani): al di là delle potenzialità delle tecnologie informatiche, il principale utilizzo che viene richiamato nelle interviste è quello comunicativo e di scambio. Da questo punto di vista le tecnologie informatiche assumono la funzione di supplementi formativi rispetto alle agenzie di socializzazione tradizionali possono giovare un ruolo nella diffusione di valori, stili di comportamento, consumi, modelli culturali.
Per quanto riguarda la dimensione religiosa, per un gran numero di intervistati e descritta come elemento che fa parte della propria vita, ma a livello personale e privato, senza coinvolgimento in forme di partecipazione comunitarie o rituali e senza un riconoscimento esplicito dell’autorità delle istituzione religiose. La chiusura in percorsi di fede individuali è la perdita di credibilità nelle istituzioni religiose sono spesso collegate. La religione per i giovani è diventata qualco¬sa di distante e incomprensibile al pari della politica. Viene percepita una netta separazione tra la dimensione religiosa e le istituzioni religiose: se la religiosità è un’esigenza sentita da un numero non indifferente di soggetti, le istituzioni sono aspramente criticate dalla maggior parte dei giovani. Le principali contestazioni vengono mosse all’interazione della Chiesa con il mondo politico e al suo intervento nel dibattito pubblico; al possesso di beni temporali e allo sfarzo di alcune cerimonie; al corpus di valori proposti che vengono considerati dai giovani del tutto inattuali (eutanasia, sessualità, ricerca sulle cellule staminali, aborto, coppie di fatto tanto per citare alcune esempi).
Rispetto a queste difficoltà non tutti i giovani si allontano dalla Chiesa, anzi diversi soggetti esprimono esplicitamente il deside¬rio di un linguaggio più comprensibile della Chiesa, non solo negli aspetti liturgici, ma anche nelle varie modalità di comunicazio¬ne che le istituzioni religiose possono avere con i fedeli, un linguaggio che anzitutto parta dalla quotidianità e parli ai giovani ripar¬tendo dal Vangelo. I giovani chiedono poi alla Chiesa una maggiore apertura al dialogo e al confronto, per formulare nuove proposte capaci di coniugare i principi fondanti della dottrina religiosa con le mutate esigenze sociali.