Ho letto attentamente e più volte la lettera inviata dall’avvocato Siccardi, alla quale rispondo con le seguenti osservazioni. Per prima cosa vorrei dire al carissimo Siccardi, “Benvenuto tra noi, benvenuto tra la gente che non ha santi in paradiso o, se preferisce, benvenuto tra il popolo, anzi, tra il popolino”.
Ma come, proprio lei, brillante penalista, non è al corrente che in Italia ci sone delle cosucce chiamate Leggi, ordinanze e regolamenti che tutti, ribadisco tutti, dovremmo rispettare? E quello che nella sua lettera chiama dispregiativamente “gendarme”, a norma dell’art. 358 C.P.P. (Codice Procedura Penale, per i non addetti ai lavori) è definito “incaricato di pubblico servizio”.
Ora, se il “gendarme” gli aveva ordinato di non utilizzare gli ascensori del seminterrato ma quelli dell’ingresso principale, lei avrebbe dovuto, da uomo di Legge, obbedire. Scusi, forse obbedire per un uomo notoriamente di sinistra come Lei è una parola grossa… diciamo che avrebbe dovuto aderire a quanto richiesto dal “gendarme” e successivamente inoltrare una “vibrata protesta” a chi di dovere. Invece Lei, non solo non ha aderito, ma si è rifiutato di esibire i suoi documenti di identità al “gendarme”, il che la renderebbe colpevole della violazione dell’art. 651 C.P. (Codice Penale, sempre per i non addetti ai lavori).
Se non ricordo male, il fatto che uno sia personalmente conosciuto dal Pubblico Ufficiale o dall’incaricato di Pubblico Servizio, non lo esonera dall’esibire il documento di identità qualora richiesto. Caro avvocato Siccardi, la sua vicenda è l’ennesima dimostrazione che in Italia è più facile, conveniente o solamente utile infischiarsene delle Leggi, delle Ordinanze o dei Regolamenti, tanto nessuno, dico nessuno, le farà mai nulla mentre è più facile che passi dei guai quello che Lei chiama “gendarme” e solo perché ha fatto il suo dovere.
Un cordiale saluto.
Biagio Murgia
P.S. Se le altre volte gli era stato permesso di usare il medesimo ascensore, sono in errore quelli che le hanno permesso di utilizzarlo, non il “gendarme” che ha cercato di impedirglielo, se queste erano le disposizioni.
La lascio con una frase del libro ottavo della Repubblica di Platone che, anche se sono passati migliaia di anni, mi sembra sempre più che mai attuale: “Quando un popolo, divorato dalla sete di libertà, si trova ad avere dei coppieri che gliene versano fino a ubriacarli, avviene che il figlio si ribella al padre, l’alunno si ribella al maestro e l’uomo ligio al dovere viene considerato un uomo senza carattere, un servo. In mezzo a tanta anarchia cresce e prospera una sola pianta: la tirannia”.