In questi giorni si va attuando un’ altra penalizzazione o meglio, una “punizione” da infliggere ad una parte di territorio che ha nella connotazione politica moderata e ” trasversale” la sua forza (nessuno vince – nessuno perde) e, allo stesso tempo, la sua debolezza. Quanto sta succedendo nel tratto di pochissimi chilometri, dalla questione Santa Corona alle plurimilionarie operazioni immobiliari (cantieri navali , Piaggio, Ghigliazza ecc.) è la prova provata che l’intero territorio non ha schermatura e che purtroppo, l’opera di demolizione identitaria non si limita al solo disfacimento e “bonifica” del contesto produttivo della costa, ma a oltre, e come un tarlo, si insinua anche nelle realtà più intime delle zone più fragili, il nostro entroterra.
Come la prospettata razionalizzazione della rete scolastica a partire dall’anno 2008/2009, che vorrebbe applicare i primi tagli alle prime classi elementari in alcuni Comuni della Valmaremola e del Finalese per poi, quasi certamente procedere con altri.
Ormai da anni, i Sindaci dei piccoli Comuni dell’entroterra della Pollupice, cercano di ritagliare spazi di sopravvivenza e di ripresa per questi borghi, immaginano nuove attività produttive, ideano nuovi percorsi turistici, difendono i servizi minimi indispensabili, del tipo la Posta, la Farmacia, l’Asilo, le Scuole, un minimo di commercio dei negozi, questo perché alcuni anni fa ci si accorse che recuperare il territorio a monte della Costa, come un patrimonio essenziale alla stessa ragione di vita e sviluppo di quest’ultima, fosse “giustamente” indispensabile. Dalla Provincia partirono idee e risorse “poche” affinché ciò potesse realizzarsi, e allora rieccoci alla contraddizione dei fatti. Una iniziativa che trova la sua ragione nella volontà di dirottare le risorse verso la centralizzazione, idioma storicamente perseguito, in quanto antitetico al rispondere a criteri di efficienza ed economicità , risultante facile da by passare con le più svariate ragioni.
Fanno allora bene i Sindaci dei Comuni interessati ad opporsi e a far sentire la loro voce, in quanto sono consapevoli che intorno alla scuola ruota una grande discriminante per questi paesi, quando vengono progressivamente rioccupati da giovani coppie che trovano maggiori equilibri tra salari e costi della casa, che ritrovano nella famiglia allargata agli anziani (genitori, nonni) quelle coattività di un tempo, alle quali proprio la scuola dell’infanzia e primaria, nel suo insegnamento, avvalora. La stessa determinazione deve però anche porsi quando sono in gioco altri temi che riguardano i cittadini, soprattutto quando si è di fronte a questioni come la salute, la sicurezza , l’occupazione, i servizi essenziali, l’ambiente, questo perché tutto non rimanga l’episodica guerra all’emergenza, ma divenga modalità strutturale di pensare alla conservazione dell’ entroterra.
Ivano Rozzi