Savona, il vescovo dà il segno di pace a tutti i sacerdoti

Vescovo Lupi

[thumb:5749:l]Savona. Durante la Messa crismale, ieri sera in Cattedrale, monsignor Lupi ha dato il segno di pace a tutti i preti, diaconi e religiosi presenti alla celebrazione (e ne mancavano davvero pochi). Per agevolare il gesto, il cerimoniere don Piero Giacosa ha invitato i presbiteri ad andare a gruppi dal vescovo, che ha voluto così, con quest’approccio personale, ribadire visibilmente la volontà di costruire rapporti fraterni con tutti i sacerdoti.
In Cattedrale, oltre alle numerose persone che affollavano ogni ordine di posto, erano presenti anche alcuni gruppi di ragazzi che si preparano alla Cresima: il vescovo li ha salutati all’inizio dell’omelia (è rimasto sorpreso con gioia di vederli in Duomo e ha promesso di riprendere con loro il discorso nelle parrocchie d’appartenenza) e ne ha incontrato diversi nella cappella sistina al termine della Messa. Tre di loro gli hanno portato i doni nella processione offertoriale.
La Messa crismale, animata dal coro della parrocchia di san Pietro guidato da padre Piergiorgio Ladone, ha avuto i suoi momenti più specifici nella rinnovazione delle promesse da parte dei sacerdoti e nella benedizione degli olii degli infermi, dei catecumeni e crismale. Nell’omelia monsignor Lupi si è rivolto in particolare ai presbiteri, diaconi e religiosi, pur senza dimenticare l’intera assemblea. All’inizio ha menzionato i vescovi suoi predecessori ormai scomparsi (in particolare Righetti e Parodi), alcuni sacerdoti morti recentemente (Natale Ramognini, Martino Bolla, Pino Torcello, Lorenzo Caviglia e Giuseppe Bertolotto) e i preti non presenti per anzianità o malattia: “Noi spesso mietiamo dove loro hanno seminato”, ha aggiunto.
Monsignor Lupi ha quindi lodato “il lavoro pastorale impegnativo e non sempre gratificante” dei sacerdoti, “i loro sforzi spesso nascosti ed ignorati” e ha ricordato che “l’efficacia del ministero presbiterale è quella della croce. Vi elogio soprattutto per tutte le vostre azioni silenziose che non fanno notizia e che solo Dio conosce”. Riferendosi agli olii benedetti, il presule ha ricordato che essi, utilizzati nell’amministrazione dei sacramenti, “accompagnano i momenti più importanti della vita del cristiano, momenti nei quali è sempre presente un sacerdote”.
“Solo in cielo – ha proseguito – comprenderemo appieno il valore del nostro sacerdozio, ma già quaggiù sperimentiamo una grande gioia quando assolviamo un peccatore convertito, quando indirizziamo bene un giovane in ricerca, quando consoliamo nella fede una persona dubbiosa, quando aiutiamo una famiglia ad essere unita. Proprio perché sentiamo il bisogno di essergli ancora più fedeli, rinnoviamo ora le nostre promesse, nell’accresciuta consapevolezza di essere vasi di creta”.
Proseguendo l’omelia, il vescovo ha definito il prete “l’uomo di Dio, che ha seguito con entusiasmo Cristo, l’incontro col quale segna il cuore e non lascia indifferenti. Il sacerdote non è solo un esperto di umanità, ma un uomo appassionato di Dio, al quale si può affidare la vita perché in lui si vede Cristo stesso”. Nell’ultima parte del suo commento, monsignor Lupi ha ricordato che il sacerdote è “non solo annunciatore, ma anzitutto ascoltatore della parola di Dio, servo della Parola di cui è debitore verso il popolo di Dio” e “ministro della comunione”, mediante rapporti di collegialità e corresponsabilità con gli altri presbiteri e con il vescovo. Quest’ultimo, ha concluso il presule, “deve avere una cura particolare per i presbiteri, per aiutarli ad evitare i rischi dello stress, della depressione, della frustrazione”.
Oggi, giovedì santo, il vescovo ha dato appuntamento ai presbiteri, religiosi e diaconi alle 11,45 in Seminario, per prendere visione in anteprima della mostra allestita in occasione del ventennale della mensa di fraternità e condividere insieme il pranzo, secondo una consuetudine avviata da monsignor Domenico Calcagno.

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