Lettera al direttore

Mostra sull’Acna: alcune considerazioni

Ho letto e riletto con attenzione la presentazione della mostra sull’ACNA ospitata a Palazzo Rosso a Cengio ad opera del Prof.Assereto dell’Istituto di Storia Moderna dell’Università di Genova. Istituto presso cui mi sono laureato nell’ormai lontano 1980,proprio con una tesi sull’industria in Valbormida,vista sotto il profilo delle migrazioni interne nel Novecento(relatore Prof.Gibelli). Concordo con il prof.Assereto sul fatto che non vanno sbrigativamente rimosse le questioni relative all’esperienza tecnologica e produttiva di cui anche l’ACNA fu protagonista e all’occasione di riscatto che l’industria valbormidese diede alle popolazioni condannate alla miseria. Ritengo che solo attraverso un nuovo modo di produzione,però,si potranno dare giudizi positivi sull’industria capitalistica,solo attraverso il realizzarsi di quel passaggio dialettico che Marx intravede nel futuro della società. In mancanza,gli orrori del capitalismo sono destinati a un giudizio negativo.
Perchè il sacrificio delle classi lavoratrici nel Novecento dovrebbe essere considerato positivo? Milioni di persone mandate al macello delle due guerre mondiali. E l’analisi del prof.Assereto individua proprio nel fine bellico la causa degli insediamenti industriali in Valbormida,nella facilità di riconversione degli impianti.Ed è proprio la dittatura fascista il contesto più agevole per sviluppare l’ACNA di Cengio.
Il”patriottismo aziendale”che permea i rapporti tra azienda ed operai negli anni 20 deve far ricordare che le assunzioni avvenivano a norma di Regi Decreti che davano ai datori di lavoro facoltà di scelta tra coloro che appartenevano al P.N.F.,ai Sindacati Fascisti e agli ex-combattenti. Ciononostante,la Valbormida e la provincia di Savona saranno sempre, clandestinamente,antifasciste. Sul n.2 di “Rossovivo”(luglio-agosto 79),nel saggio”Produzione di morte:50 anni di omicidi all’ACNA di Cengio”,si legge:”In un’esplosione,che alcuni vecchi della vallata ricordano come”terrificante”,in cui brandelli di carne umana e resti di corpi furono ritrovati per mesi nel Bormida e sugli alberi circostanti,persero”ufficialmente”la vita tre operai,ricordati da una lapide che li definisce a mo’di eroi perchè caduti mentre lavoravano per la patria”.
Ecco,questi e tanti altri operai caduti nelle fabbriche e morti di cancro e leucemie un giorno saranno ricordati come eroi in quanto vittime del capitalismo,di cui l’ACNA sarà un tragico esempio.

Prof. Franco Xibilia
Cairo Montenotte