Savona. Erano dei militanti radicali liguri le bandiere tibetane presenti giovedì nei comizi tenuti da Veltroni a Savona e Sanremo per tenere alta anche in clima elettorale l’attenzione della politica su quanto sta avvenendo in questi giorni in Tibet. In una nota congiunta non priva, tra l’altro, di qualche accenno alla polemica nata le scorse settimane intorno alla collocazione nelle liste degli esponenti radicali (“Con la loro presenza ai comizi di Walter Veltroni del sedicente partito democratico, i Radicali ricordano il Valore del Rispetto della Parola Data, tanto nelle relazione internazionali quanto negli accordi politici; il principio è lo stesso”), Gabriele Giardina (Associazione Radicale Libertà è Partecipazione di Genova e Savona) e Gian Piero Buscaglia, segretario genovese del GRAF (Gruppo Radicale Adele Faccio) e membro del comitato nazionale di Radicali Italiani, hanno comunque precisato le ragioni del loro iniziativa: “Riteniamo che i cittadini (tibetani, cinesi e ovunque nel mondo) abbiano il diritto di esprimere la propria pacifica protesta; negando la libertà di espressione e riunione, la Cina viola gli standard internazionali sui diritti umani, e le promesse fatte in occasione dei Giochi Olimpici a Pechino appaiono ancora più vuote e lontane”, dicono i radicali chiedendo alla Cina “di interrompere la repressione, rilasciare immediatamente tutte le persone arrestate per aver dimostrato in forma pacifica, garantire ai tibetani la possibilità di esprimersi sulla loro autonomia, accettare un’indagine internazionale Onu su quanto avvenuto in questi giorni”.
Iniziative analoghe dei radicali si sono svolte anche durante i comizi del PD in Piemonte; “In due giorni, partecipando ai comizi di Veltroni e alle manifestazioni pro Tibet, [a Torino] siamo riusciti a distribuire oltre 500 bandiere tibetane”, ha dichiarato ieri il deputato radicale e coordinatore intergruppo parlamentare Tibet Bruno Mellano invitando i cittadini a “esporre la bandiera alla finestra, ai balconi, almeno il giorno di Pasqua; nella ricorrenza culminante della cristianità – ha proseguito Mellano -, sarebbe un modo concreto, alla portata di tutti, per testimoniare la volontà di affermare e garantire la libertà religiosa in Tibet, in Cina, nel Vietnam dei montagnard cristiani, ovunque essa è negata e calpestata”. Quella dei montagnard cristiani in Vietnam e del Tibet sono questioni da alcuni anni al centro di molte iniziative politiche dei radicali e dei suoi leader storici Marco Pannella, che ha anche recentemente avuto un nuovo incontro con il Dalai Lama, e Emma Bonino, ministro uscente per il Commercio internazionale e per le politiche europee. Sabato scorso proprio Pannella, insieme all’altro eurodeputato radicale iscritto nel gruppo ALDE (Alleanza per i democratici e liberali per l’Europa) Marco Cappato, ha indirizzato al presidente del Parlamento Europeo Hans-Gert Poettering una lettera per chiedere la convocazione “con la massima urgenza in seduta straordinaria già nella plenaria di Bruxelles del 26 marzo inserendo il punto della ‘situazione dei diritti umani in Tibet’ all’ordine del giorno, chiamando a riferire la Commissione e il Consiglio” e nello stesso giorno “una riunione straordinaria della Commissione affari esteri del Parlamento” sulla stessa questione. “Una risposta tempestiva del nostro Parlamento – si legge nella lettera – non mancherebbe di fornire un contributo, speriamo determinante, per aiutare il regime cinese a non ricadere e ripetere episodi di massacri che hanno fatto parte di un lungo passato, dal quale si spera la Cina sia definitivamente in procinto di uscire”. “Il Dalai Lama chiede libertà per tutta la Cina e le sue popolazioni; non chiede alcun privilegio per il Tibet, ma il riconoscimento delle sue grandi specificità storiche, culturali e religiose nell’ambito di uno Stato federale, non più centralista autoritario e, necessariamente, violento. ‘Tibet libero’ è sinonimo di ‘Cina libera’”, conclude la lettera.
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