[thumb:6319:l]Pietra Ligure. Stanno con la “cricca del Dalai Lama” i giovani pietresi che hanno affisso un lungo striscione sui pannelli destinati ad ospitare i manifesti elettorali lungo il torrente Maremola questa notte. “Stop Tibet holocaust” la scritta tracciata in rosso che si leggeva. E’ il grido di protesta globale che congiunge i difensori dei diritti del popolo tibetano e che anche a Pietra trova chi vuole darne libera espressione. “Cricca del Dalai Lama”, così il segretario del Partito Comunista del Tibet, Zhang Qingli, ha definito il nemico numero uno ed i suoi sostenitori bollati come “rivoltosi”. “Siamo nel mezzo di una fiera lotta che comporta fuoco e sangue, una lotta per la vita o per la morte” ha detto in teleconferenza ai dirigenti del partito. Anche a Pietra, però, c’è qualcuno a cui la recrudescenza della repressione violenta contro il popolo tibetano, tradizionalmente pacifico, non sta bene. E nelle ore notturne ha fatto la comparsa lo striscione.
Il Parlamento dei tibetani in esilio parla di un centinaio di vittime nei disordini scoppiati a partire da Lhasa. Anche il Dalai Lama, denunciando un “genocidio culturale”, aveva parlato di strage: 100 vittime della repressione cinese. Ma Pechino sminuisce e fornisce altre cifre, scongiurando nello stesso tempo una politicizzazione dell’evento Olimpiadi. Il leader spirituale tibetano, dopo essere stato accusato dal premier cinese Wen Jiabao di essere responsabile dei disordini a Lhasa, ha detto di essere pronto a dimettersi se le violenze in Tibet continueranno e “andranno fuori controllo”.
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