[image:5410:r:s=1]Cairo Montenotte. E’ stato individuato l’esecutore materiale del pestaggio che ha provocato la morte di Roberto Siri, 37 anni, artigiano di Cengio, davanti all’ospedale di Cairo. Si tratta di Arjan Quku, 22 anni, albanese di Durazzo detto “Ari” (nella foto), già noto alle forze dell’ordine per episodi di furto ed irregolare sul territorio italiano. Gli investigatori sono risaliti alla sua identità grazie ad un minuzioso lavoro di indagine, condotto congiuntamente da Procura e carabinieri, che ha composto soprattutto le contraddizioni emerse nelle testimonianze delle persone ascoltate, ragazzi tra i 18 e 25 anni sia italiani che stranieri. Quku sarebbe fuggito subito dopo aver compiuto l’aggressione mortale e si troverebbe all’estero, dove appunto si stanno volgendo le ricerche degli inquirenti. E’ probabile che abbia cercato riparo presso qualcuno in un Paese europeo. I militari avrebbero anche già individuato la nazione, ma preferiscono al momento non dire quale sia, per preservare l’inchiesta.
Il ventiduenne albanese, che era ospite di un cugino in un appartamento di Cairo, avrebbe agito per vendetta, spinto da futili motivi: al vaglio l’ipotesi di una ragazza che frequentava la compagnia di albanesi oppure il litigio occasionale scoppiato proprio all’interno della discoteca B Spider di Bragno. Davanti al pronto soccorso è arrivato all’alba con due connazionali, che però non avrebbero partecipato alla spedizione punitiva e sarebbero scappati. Secondo la ricostruzione degli inquirenti, Quku ha raggiunto l’auto in cui Roberto Siri aspettava Salvatore Tomaselli e un altro amico, che di lì a poco sarebbero usciti dall’ospedale, quindi ha costretto il trentasettenne ad uscire dall’abitacolo e l’ha picchiato fino a ridurlo privo di sensi. Una reazione feroce per un diverbio scoppiato poche ore prima nel locale da ballo, quando italiani e albanesi avevano avuto una discussione su una ragazza sfociata in rissa.
Al momento è stato arrestato un amico di “Ari”, l’italiano Samuel Costa, 22 anni, per detenzione ai fini di spaccio di droga e lesioni aggravate. Avrebbe partecipato alla prima rissa nella quale è rimasto ferito l’imbianchino “Toto” Tomaselli, 43 anni, tuttora ricoverato all’ospedale San Martino di Genova dove nei prossimi giorni sarà operato dall’equipe medica della divisione maxillofacciale.
Secondo quanto riferito nell’interrogatorio, Costa avrebbe affermato di aver preso parte alla prima collutazione, e che successivamente sia accorso sul luogo del delitto per una chiamata ricevuta dal compare albanese: una volta arrivato l’aggressione fatale era già in atto e anzi lui ha cercato di separare l’amico. Un resoconto che non convice pienamente e che dovrà essere ancora analizzata nelle prossime ore, come ha fatto chiaramente intendere lo stesso procuratore capo di Savona Vincenzo Scolastico durante la conferenza stampa odierna presso il comando provinciale dei carabinieri.
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Resta il dato che gli inquirenti hanno dovuto scontrarsi con un muro di omertà. I frequentatori della discoteca dove si è verificata la prima rissa hanno parlato poco volentieri o hanno detto di non essere in grado di fornire elementi utili. Anche l’amico barricato in macchina non è stato in grado di riconoscere gli autori o l’autore dell’aggressione, nè fornire un quadro chiaro dei fatti che si sono succeduti nel corso della nottata.
Ulteriori sviluppi all’indagine arriveranno dalle perquisizioni effettuate dai carabinieri in alcune abitazioni cairesi. In particolare, gli investigatori hanno trovato alcuni indumenti nella lavatrice dell’alloggio in cui era ospitato il Arjan Quku. Attraverso l’analisi dei panni gli esperti della scientifica contano di trovare eventuali tracce di sangue. Si attende inoltre l’autopsia sulla salma di Roberto Siri, che sarà eseguita domani dagli specialisti di medicina legale dell’Università di Genova. La Procura e le forze dell’ordine hanno intanto accolto le istanze avanzate dal sidaco di Cairo, Fulvio Briano, e da ampie fasce della popolazione locale, annunciando l’avvio di un piano preventivo sul fronte della sicurezza per la Valbormida.
Nella foto Roberto Siri
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