Scandalo Pro Piacenza. Questa domenica sportiva sarà ricordata da tutti perché, in essa, il vero calcio ha smesso di esistere. Questi sono stati i concetti espressi dal presidente della Figc Gravina e da quello della Serie C Ghirelli, imbarazzati da quanto accaduto a Cuneo, ennesima pagina nera per il nostro sport.
Alle 14:30 doveva iniziare il match più pazzo mai disputatosi, ma esso ha preso il via una ventina di minuti più tardi perché un ragazzino aveva dimenticato il documento d’identità.
Si può pensare che tutto questo si sia verificato in una partitella tra amici, ma purtroppo lo scenario è stato il Girone A dell’attuale campionato di Serie C. Probabilmente nella memoria generale la stagione 2018/2019 verrà ricordata come una delle più travagliate di sempre per il nostro calcio che, dietro all’acquisto di Cristiano Ronaldo, nasconde immense carenze.
Il campionato di Serie C doveva prendere il via ad agosto come gli altri, ma ciò non è avvenuto per colpa dei fallimenti di Avellino, Bari e Cesena, squadre che, in questo momento, dovrebbero disputare la Serie B. La loro cancellazione le ha però relegate in Serie D, lasciando nel secondo livello del nostro calcio un vuoto di tre posizioni.
Questo ha portato a tante decisioni discusse e, per risolvere i problemi, erano intervenuti i relativi tribunali, ma nulla era riuscito a cambiare la sentenza del commissario straordinario Fabbricini, che aveva imposto l’inizio della Serie B nonostante le squadre impiegate fossero soltanto 19. Tra una polemica e l’altra, il 16 settembre, anche la Serie C aveva preso il via con, ai nastri di partenza, diverse società già in crisi ed altre che, grazie ai ricorsi, ancora speravano di prendere parte al campionato di B.
Dopo la prima giornata disputata da tutte le compagini tranne Ternana e Viterbese, ecco il primo calvario stagionale. Ci concentriamo sul Girone A che, probabilmente, è stato il più colpito dalla nuvola oscura che ha avvolto il calcio italiano per l’ennesima volta.
L’Albissola e l’Entella sono le compagini liguri qui impegnate, ma se i Ceramisti stanno vivendo il primo campionato tra i professionisti della loro storia con euforia e stupore, lo stesso non si può dire per la Virtus, rimasta senza giocare fino al termine di un infinito limbo per decidere se la squadra avrebbe partecipato o meno al campionato di Serie B in corso, per riportarlo ad un numero pari di società.
Risultato? Nulla di fatto ed una miriade di recuperi per la squadra di Chiavari che, nonostante ciò, prosegue spedita la sua risalita in classifica, guidata da un’immensa voglia di rivalsa che l’ha portata a -6 dalla vetta.
I recuperi, decisi recentemente, vedono la squadra ligure impegnata in turni infrasettimanali fino al 9 aprile, giorno dello scontro scudetto contro il Piacenza. Non se la sono passata meglio Viterbese, Ternana, Catania, Pro Vercelli, Siena e Novara, tutte società coinvolte nei possibili ripescaggi che, però, non hanno avuto l’esito sperato.
Come dicevamo, ad aggravare ulteriormente la situazione ci hanno pensato le squadre presentatrici in estate di fideiussioni (garanzie bancarie e di conseguenza economiche) non valide, sintomo di una precaria stabilità economica. Stipendi assenti, presidenti inesistenti e tanto altro ancora hanno portato alla cancellazione del Matera prima e del Pro Piacenza poi (proprio questo lunedì), con la possibilità che si verifichino altri colpi di scena.
Il giudice sportivo ieri, è infatti riuscito a sbizzarrirsi infliggendo ingenti penalizzazioni a Cuneo, Lucchese, Pro Piacenza e Matera, tutto questo con l’aggiunta di maxi multe e sicuramente nuove polemiche.
Tornando al match di ieri, i rossoneri di Piacenza hanno pensato bene, per evitare l’esclusione, di mandare in campo un magazziniere come difensore centrale e un classe 2000 non solo come capitano, ma anche come allenatore. Il risultato? 20-0 Cuneo con nuovi record stabiliti. Tutto questo però, giustamente, oggi nelle aule giudiziarie è stato annullato imponendo un 3-0 a tavolino.
Lo scandalo comunque resta e le riflessioni da eseguire sono molteplici. La Pro versava in queste condizioni dalla diciottesima giornata, la prima in cui i calciatori avevano scelto di non scendere più in campo per il mancato pagamento dei loro stipendi. La lega, in un primo momento, dopo la terza rinuncia consecutiva, aveva imposto il blocco delle partite per la formazione emiliana, per poi ripristinarle proprio durante l’ultima settimana per mancanza di una legge che le permettesse di espellere la compagine senza passare dal campo.
La sensazione era che questo scempio fosse evitabile, come testimoniato anche dall’esperto difensore del Cuneo Santacroce che, all’intervallo della surreale partita vissuta, ha espresso tutto il suo imbarazzo e la sua vergogna per la situazione in corso.
Gravina predica nuove riforme, Ghirelli lo asseconda e, per il futuro, la speranza è quella che, eventi simili, non si verifichino più. Guardando al nostro professionismo in generale però, è impossibile non esprimere dei dubbi sul caso riguardante il Palermo, altra società ceduta da Zamparini a stagione in corso e nuovamente in vendita dopo la breve e travagliata presidenza inglese. La Damir, società pubblicitaria, ha aiutato i rosanero grazie ad un accordo a pagare gli stipendi e ad evitare una penalizzazione, ma quale sarà il futuro della compagine palerminatana? Questi interrogativi soprattutto negli ultimi quindici anni sono diventati sempre più frequenti e hanno accompagnato il fallimento di 146 squadre, tra le quali società storiche come Fiorentina, Napoli, Torino, Parma, Modena, Spal, Venezia, Cosenza, Avellino, Bari, Cesena e tante altre, con alcune vittime del sistema addirittura in due o tre occasioni.
Il nostro desiderio è quello di vedere un calcio pulito e onesto, senza questi avvenimenti che portano spesso e volentieri a considerare falsati i campionati in cui giocano le nostre compagini del cuore. Il pallone deve rotolare e continuare ad emozionare miliardi di persone, ma non deve più farle piangere per la sparizione della società che con tanto ardore supportavano.
Quale potrebbe essere il rimedio a tutto questo? La riduzione del numero di squadre presenti nei campionati è la scelta giusta? Vi lasciamo esprimere il vostro giudizio.

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