Albissola Superiore. Da venerdì 28 maggio a sabato 24 luglio al Museo “Manlio Trucco” è visitabile l’esposizione “La fabbrica siamo noi. La Fenice di Manlio Trucco e Arturo Martini” (inaugurazione alle ore 17). Grazie a questa esposizione la collezione civica di ceramiche di Trucco e Martini è arricchita da nuove opere: alcune sculture e formelle di Martini create con il marchio Fenice si affiancano infatti ad una splendida “Madonna della Misericordia”, maiolica marcata SPICA e generosamente prestata dalla Diocesi di Savona Noli.
In quella che fu la casa e il laboratorio di Manlio Trucco è possibile soprattutto ammirare un nucleo inedito di ceramiche, pregevoli per gli smalti vivaci o le tonalità mat, in cui gli innovativi motivi dipinti naturalistici o geometrico floreali si alternano agli elementi astratti e agli animali graffiti o a rilievo. Una produzione tra il 1922 e il 1936 in cui si individuano i caratteri peculiari della Fornace e l’evoluzione dello stile decorativo e formale.
La mostra è l’ultimo elemento di un progetto vasto e articolato che comprende altre due esposizioni: “Il più vago e misterioso racconto” ad Albissola Marina e “…al castello dei nostri sogni senza fine” a Vado Ligure, organizzate dall’Associazione “Lino Berzoini” e curate da Carla Bracco, Nico Stringa, Magda Tassinari e Donatella Ventura. È dunque il “ritorno” di Arturo Martini tra le Albisole e Vado Ligure, dove il grande scultore visse e creò tra il 1920 e il 1932. Questi sono i limiti geografico e cronologico del progetto “Arturo Martini” dedicato al maestro trevigiano e che eccezionalmente riunisce in perfetta sinergia tre comuni e altrettante realtà museali.
“Con la mostra dedicata agli artisti Manlio Trucco e Arturo Martini, sapientemente organizzata da Carla Bracco, il museo inizia un nuovo percorso partendo proprio dal pittore genovese, così tanto affezionato ad Albisola Superiore da lasciare in eredità al Comune la propria casa laboratorio – dichiara l’assessora comunale alla Cultura Simona Poggi – L’iniziativa ci permette non solo di apprezzare la vicenda di due artisti di chiara fama ma anche approfondire attraverso le arti decorative i celebri anni ’20 e ’30, che hanno impresso un’immagine riconosciuta e riconoscibile della ceramica albisolese”.
