
Liguria. Il sindacato pensionati della Cgil ha promosso una campagna che ha come slogan “A loro le rose, a noi le spine”per denunciare come il Governo abbia “messo le mani” sulle pensioni di chi già ha lasciato il lavoro e di coloro che ci andranno in futuro, diminuendo a colpi di decreti e di voti di fiducia il valore dei futuri trattamenti previdenziali.
Tre miliardi e mezzo in meno alla voce pensioni: a tanto, secondo la Cgil, ammontano i tagli che graveranno ogni anno (quasi sei miliardi e mezzo nell’arco dei primi tre anni) sulla previdenza decisi dal Governo con la manovra finanziaria, solo come effetto dell’innalzamento dell’età effettiva di pensionamento. E questo nonostante l’Inps sia in attivo.
Le 504.654 pensioni in pagamento a fine 2009 in Liguria avevano un importo medio lordo di 876,23 euro (la media nazionale è di 773,98, quella dell’Italia del nord di 871,77). Le pensioni con valore inferiore a 1.000 euro lordi al mese erano 353.527, pari al 70%. Ricordiamo che la soglia di povertà relativa di una famiglia di due componenti è calcolata per il 2009 in 983,01 euro. Significativa è la situazione delle pensioni di reversibilità, in tutto 128.079, di cui 114.757 donne, che hanno un importo medio di 604,28 euro.
“Anche i dati Istat sui consumi delle famiglie confermano che le famiglie di anziani hanno livelli di spesa decisamente più bassi; in generale le famiglie con livelli di consumi più bassi (oltre a quelle di anziani, quelle con a capo una persona esclusa dal mercato del lavoro) destinano una quota più elevata ai beni di prima necessità, come la casa e gli alimentari” afferma in una nota la Spi Cgil.
“Non per niente in Liguria la spesa media mensile delle famiglie è la più bassa del nord, e la percentuale per spese alimentari è del 19,6%, contro una media nazionale del 18,9 la più alta tra tutte le regioni del nord e del centro, la spesa per abitazione è del 32,2%, contro una media nazionale del 28%, ed è la più alta in assoluto, dopo il Lazio. E dunque, nessun recupero della perdita del potere d’acquisto delle pensioni, molte delle quali sono ormai sotto la soglia di povertà; la prospettiva di pensioni misere dopo una lunga e precaria vita di lavoro per i futuri pensionati; tutto questo non è accettabile. Lo SPI vuol far crescere, tra i pensionati e i lavoratori, la consapevolezza della gravità di ciò che sta accadendo”.
“Dopo lo sciopero generale delle scorse settimane, lo Spi continuerà a battersi per ricostruire un sistema in grado di garantire pensioni adeguate e di essere sostenibile nel tempo” conclude la nota sindacale.