[thumb:10627:l]Liguria. E’ stata secca la risposta dell’assessore regionale alla Salute, Claudio Montaldo, alla minoranza consiliare nel corso del dibattito relativo alla sentenza del Tar ligure che ha bocciato l’accorpamento del Santa Corona con l’Asl 2 Savonese: “Non spetta al tribunale amministrativo regionale scegliere un modello clinico o un altro. La deaziendalizzazione dell’ospedale Santa Corona di Pietra Ligure è stata approvata dal tavolo di monitoraggio dei ministeri della Salute e delle Finanze e dal Governo, ed è stata valutata opportuna dal punto di vista strutturale e del rispetto dei livelli di assistenza sanitaria”.
“Noi riteniamo che il consiglio regionale abbia agito in piena legittimità – ha spiegato l’assessore -, scegliendo in modo conforme alla legislazione che questa assemblea si è data come la legge 41 del 2006, che prevede che il consiglio regionale, su proposta della giunta, possa istituire o sopprimere aziende, definire le loro dimensioni e missioni”.
“Abbiamo discusso a lungo sul provvedimento e sulla portata di tale misura – ha proseguito ancora Montaldo, ricordando i momenti che hanno portato alla soppressione dell’azienda ospedaliera del ponente Savonese -. L’allora direttore generale del Santa Corona, Neirotti, formulò un’ipotesi di 4 milioni di euro di riduzione di costi a seguito dell’integrazione dei servizi diagnostici, tecnici e amministrativi. Pertanto è stata una scelta motivata da ragioni economiche, oltre che strutturali. Oggi se confrontiamo i costi omogenei abbiamo avuto un risparmio nel 2008 di 1 milione di euro e la previsione di un risparmio nel 2009 di 2,6 milioni”.
“A questo – ha continuato Montaldo – si deve aggiungere l’elemento della validità assistenziale che è stato sempre rispettato e che ha portato a nuovi servizi e ad un miglioramento dell’assistenza grazie ad una maggiore integrazione ospedale-territorio. Risulta quindi contraddittorio invocare una riduzione degli sprechi e poi voler ripristinare ciò che si è smantellato. Per questo abbiamo fatto ricorso al Consiglio di Stato, perché una situazione di incertezza sarebbe lesiva dell’organizzazione sanitaria”.
Non dissimile la posizione del consigliere regionale (e presidente della commissione sanità) Nino Miceli, che a margine della seduta ha dichiarato: “Gli obiettivi contenuti nel Piano di riorganizzazione della rete ospedaliera ligure, che conteneva la deaziendalizzazione del Santa Corona e di Villa Scassi, erano sostanzialmente tre: una diminuzione delle spese che riguardava le sole funzioni amministrative e gestionali e non quindi i servizi sanitari, una migliore integrazione tra gli ospedali della nostra provincia, in particolare tra il nuovo ospedale di Albenga ed il Santa Corona, ed un nuovo e più efficace rapporto tra i servizi ospedalieri e quelli territoriali”.
“Quegl’obiettivi, e gli atti amministrativi conseguenti, sono stati approvati dalla maggioranza del consiglio regionale e sono stati avvallati, con pochissimi voti contrari, dalla conferenza dei sindaci della nostra provincia – ha sottolineato poi Miceli -. Ora una sentenza del Tar ha affermato che quella stessa assemblea elettiva avrebbe potuto agire per legge e non attraverso un provvedimento amministrativo”.
“Credo che si debba sempre avere rispetto per le sentenze dei tribunali, anche quando affermano tesi diverse da quelle di cui si è convinti, tuttavia, non avendo a suo tempo il Tar concesso la sospensiva, i primi atti previsti dalla delibera regionale sono stati compiuti. Ricordo solo i più significativi: la soppressione degli organi di direzione, l’istituzione dei dipartimenti provinciali e l’elezione dei rispettivi responsabili, la razionalizzazione di alcune funzioni primariali, la ricontrattazione, ovviamente ad un minor costo, di alcuni contratti di approvvigionamento e dei servizi diagnostici, l’accorpamento di alcuni servizi tecnici ed amministrativi – ha spiegato il presidente della commissione regionale sanità -. In soli sette mesi questi primi atti hanno portato ad un risparmio effettivo su base annua di circa un milione e mezzo di euro. Questi non sono altro che i primissimi risultati di quel processo di razionalizzazione delle funzioni amministrative e gestionali che a regime dovrebbe portare ad un risparmio di circa 4 miloni di euro all’anno”.
“Mi pare che i primi effetti della sentenza del Tar, conseguente ai ricorsi promossi, siano un clima di incertezza e di confusione che certamente non era nelle intenzioni dei ricorrenti. Un certo senso di responsabilità e di condivisione andrebbe ricercato almeno nella risoluzione di questi problemi”, ha affermato ancora l’esponente democratico, spiegando poi le motivazioni del ricorso al Consiglio di Stato: “Penso sia un atto necessario, in qualche modo forse oggi persino compreso da chi non ha apprezzato la deaziendalizzazione, per dare certezze ai cittadini ed ai lavoratori. Inoltre l’applicazione della delibera regionale stava cominciando a realizzare quella integrazione tra i diversi ospedali della nostra provincia e tra ospedale e territorio che era ed è la vera scommessa della riforma introdotta”.
“Con il denaro risparmiato – ha concluso Miceli – si stanno realizzando gli impegni assunti con la riorganizzazione: non solo, come i cittadini hanno potuto constatare, il mantenimento di tutte le specialità ed i servizi già esistenti, ma anche l’avvio dell’automedicale del finalese, la rianimazione e l’ostetricia nel nuovo ospedale di Albenga, il ‘Trauma Center al Santa Corona e l’aumento dei posti letto di riabilitazione e lungo degenza. Credo sarebbe un vero peccato dover rinunciare a tutto questo”.
