Finale Ligure. Nell’ambito del Piano triennale per la formazione dei Docenti, l’Ufficio scolastico regionale della Liguria ha promosso per l’anno scolastico 2017/2018 un corso su “Saperi e competenze per l’insegnamento delle Lingue e delle Civiltà classiche nella scuola superiore”. Il Liceo scientifico, linguistico e delle scienze umane “Arturo Issel” di Finale Ligure partecipa attivamente all’iniziativa, che vede coinvolti alcuni suoi docenti sia come iscritti che come formatori. Parte di questo percorso è stata il 25 gennaio, l’interessante conferenza che il Professor Claudio Bevegni, docente di Letteratura greca all’Università degli Studi di Genova, ha tenuto presso l’Istituto finalese, alla presenza della Professoressa Mariella Tixi, rappresentante dell’USR, dei docenti e degli studenti del Liceo. “Aldo Manuzio (1451-1515) e l’arte della stampa: la creatività al servizio dei classici”. Questo, il titolo della lezione.
“Forse, Aldo Manuzio sarebbe stato contento, oggi, di trovarsi in un Liceo, in questa cittadina rivierasca, vicino al borgo medioevale, circondato stasera da una suggestiva nebbia d’inverno. Perché questo straordinario Umanista, laziale di origine, veneziano di adozione, ci è sembrato oggi davvero uno spirito libero, quasi un visionario, in certo senso, per quelle idee così innovative che ha nutrito nei confronti dell’editoria nel Quattrocento e dell’educazione delle giovani generazioni. Ha inventato i ‘tascabili’, che popolano le nostre biblioteche; ha predisposto delle edizioni, le ‘Aldine’, che ancora oggi affascinano anche un profano con la bellezza tutta particolare del libro antico; ha visto lontano sulle possibilità della cultura e della stampa e ha creduto fermamente nei giovani e nel valore formativo delle lettere. Fervido ammiratore dell’antichità, imprenditore dall’istinto sopraffino, intelligente e coraggioso, Aldo Manuzio si esprime, nelle sue prefazioni ai testi, in un latino ampiamente ciceroniano, lucido, equilibrato e non privo di una diffusa e piacevolissima grazia” spiega la professoressa Serena Ferrando dalla scuola finalese.
“Amico e confidente di intellettuali di prim’ordine, ha indirizzato miriadi di lettere erudite e prefazioni mirabili ad una variopinta umanità: papi, prelati, signori, eruditi. Eppure, all’occorrenza, ha saputo tuttavia anche apostrofare con spirito sagace gli inopportuni che continuamente gli si rivolgevano per qualsiasi inessenziale motivo, tanto da costringerlo a predisporre efficaci scritte dissuasorie che comparivano sulla porta d’ingresso della sua frequentatissima stamperia. Il suo motto? Festina lente, ‘affrèttati con calma’, un glorioso ossimoro. Aldo Manuzio, come tutti gli Umanisti, ama i giochi di parole, che rivelano l’intelligenza del loro creatore e l’acutezza d’ingegno di chi ne sa cogliere i significati più profondi. Nell’edizione aldina del 1508 degli Adagia di Erasmo da Rotterdam, compare il motto Ne quid nimis, ‘niente mai troppo’, scolpito anche sulle decorazioni del cortile del castello di Carpi. È questo un invito tipicamente umanistico alla sobria e sapiente moderazione, del tutto simile al Festina lente al quale s’ispirava Aldo Manuzio. Signore della città di Carpi all’inizio del ‘500 era Alberto III Pio, nipote di Pico della Mirandola, discepolo e amico del Nostro, umanista colto e uomo politico equilibrato. Animati dall’idea che il mondo classico costituisse un’inesauribile fonte di virtù e sapienza da mettere in campo per migliorare la società, Alberto Pio e Aldo Manuzio avevano concepito il sogno di trasformare profondamente la realtà del loro tempo: il principe aveva così commissionato radicali interventi urbanistici a Carpi, che la rendessero simile alla Roma antica e rinascimentale; per parte sua, Aldo Manuzio aveva ricevuto dal principe il suggerimento di aprire una prima stamperia di testi classici e l’idea di dare vita ad un’Accademia che ‘abbandonasse la barbarie’ e ‘si dedicasse allo studio delle buone lettere ed arti’. Il sovrano lavorava così ‘in grande’, promuovendo magnifici progetti urbanistici e realizzando un’equilibrata politica interna ed estera, mentre Aldo Manuzio operava nel piccolo universo del libro uno stesso miracolo di equilibrio e compostezza di forme, riflesso eccellente del suo progetto educativo e della sua visione del mondo” prosegue Ferrando.
“Animo nobile e pieno di grandezza, tormentato da debolezze, esaltato da passioni profonde, intimidito da innocenti pudori, straordinariamente ricco di ambizioni e sogni, Aldo Manuzio è animato da un amore profondo per i classici, che egli ritiene possano, grazie alla loro insuperata statura morale, risolvere i problemi del suo tempo. Dunque, per Manuzio le voci argentine dei classici ancora risuonano e arrivano dal passato per confortarci nell’oscuro presente. Crede negli uomini, Aldo Manuzio. Si rende conto che l’epoca nella quale vive è difficile, ma è convinto davvero che i libri possano cambiare le coscienze, istruendo le nuove generazioni con la loro bellezza e profondità. Un bel messaggio, questo, che il Liceo ‘Arturo Issel’ di Finale Ligure è pronto a cogliere, fiducioso nei giovani, come Aldo Manuzio, ma anche consapevole dell’importante e delicato ruolo educativo che oggi il docente è chiamato ad assumere nei confronti delle nuove generazioni e dei cittadini di domani” conclude la professoressa Ferrando dall’Issel.



