
Savona. Una tassa prevista dal Regio Decreto del 2 aprile 1885 impone alla Provincia di Pavia di pagare il porto di Savona.
Una storia di ordinaria burocrazia che fa sorridere quella raccontata dalle colonne de “La Provincia Pavese” e rimbalzate fino all’ombra della Torretta.
Nel lontano 1885, quando ancora l’Italia era una monarchia, fu elaborata una legge che, sostanzialmente, imponeva alle Province e ai Comuni di contribuire economicamente ai lavori da effettuarsi negli approdi.
A Pavia toccarono in sorte Genova e Savona. La norma, all’epoca, aveva un suo criterio. Non esistendo ancora il trasporto aereo, le merci provenienti dall’estero venivano trasportate prevalentemente via mare, e sembrava giusto che chi si giovava delle funzioni dei porti collaborasse anche alla loro manutenzione.
Per questo, ogni anno, la Provincia deve versare una quota, non elevatissima, alle due autorità portuali. Ma quest’anno gli amministratori della Provincia lombardo dovranno fare uno sforzo ulteriore: la ragioneria territoriale dello Stato, competente per Pavia e Lodi, infatti, ha deciso che piazza Italia debba fare un piccolo sforzo in più, versando ulteriori 19,54 euro.
Il capolavoro burocratico, tuttavia, scatta quando la medesima ragioneria «specifica che il pagamento può essere effettuato in un’unica soluzione oppure in venti annualità, senza interessi».
Pagando, cioè, l’equivalente di meno di un euro l’anno per i prossimi vent’anni. Il sospetto è che, tirando i conti tra vent’anni, siano decisamente maggiori le spese sostenute per pagare i 19,54 euro che l’entità della somma stessa. Basterebbe calcolare lo stipendio orario del dirigente provinciale che ha redatto il documento. La Provincia, così, ha deciso di pagare in una volta sola. Forse, con l’annessione di Savona a Genova, la gabella dovuta da Pavia sparirà. Tuttavia è sempre bene dire…mai dire mai.