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Savona, sabato alla Ubik la presentazione di “Chiusi in fabbrica” e “Non chiamarmi zingaro”

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Savona. Doppio appuntamento sabato 28 alla libreria Ubik di corso Italia. Alle ore 17 nella Sala “C. Pavese”, presentazione del libro “Chiusi in fabbrica”, romanzo di Emanuele Cassani. Sarà presente l’autore.

Un gruppo di lavoratori rimane chiuso in una fabbrica sotterranea. Presto si rendono conto che la mensa automatica produce solo i pasti per i lavoratori che hanno completato un turno di otto ore di lavoro, quindi per mangiare si dividono in due gruppi e sono costretti a riprendere la produzione.

Col tempo la società evolve e la fabbrica assume un ruolo mistico, si lavora per il cibo, ma anche per la convinzione che il sacrifico verso la produzione porterà al permesso di uscire nel paradiso in superficie. Ci sono anche delle telecamere che si spostano nei vari ambienti tramite binari appesi al soffitto, inquadrano tutto al loro passaggio senza una reazione apparente, comunque i lavoratori presto le considereranno parte della sacra trinità formata dalla Fabbrica, le telecamere e il portone di uscita.

In questo ambiente, si sviluppano diverse storie, come l’amore di due giovani che appartenendo a turni diversi, non possono mai stare assieme. Il libro prosegue con l’uscita di un ragazzo che decide di non volere aspettare la vecchiaia per uscire in superficie. Troverà una società diversa dalla sua, ma come credenze e superstizioni per molti versi simile a quella che ha lasciato. In primo piano una societàche ha elaborato una vera e propria teologia con tanto di atei e credenti, e non c’è da meravigliarsi se, divinizzando il lavoro, nessuno sappia quale sia il prodotto finale.

“Una narrazione crudele che scoprirà il personalissimo percorso dell’autore verso quella che gli appare come una redenzione. Una redenzione, tuttavia umana, con una trascendenza che anche nel momento più nero rifiuta ogni dogma e si apre, per quanto il percorso possa essere straziante, verso la speranza”. (dalla prefazione di Giampietro Stocco).

Alle ore 18 nella Sala “L.Tenco” Pino Petruzzelli presenta il suo ultimo libro: “Non chiamarmi zingaro”. Introduce l’incontro Renata Barberis.

È certamente un popolo strano quello che non ha un verbo per tradurre il termine «avere», che designa il ieri e il domani con la stessa parola, un popolo senza patria e senza guerre. Ci voleva un libro così, che fosse un viaggio tra i rom e i sinti in Italia e in Europa, alla ricerca dell’identità di un popolo che nessuno conosce e che spesso è costretto a nascondersi.

Petruzzelli restituisce la parola a chi vive solo attraverso le pagine dei giornali e le cronanche della tv. Sempre per fatti tragici. E ci racconta con ironia e leggerezza realtà straordinarie e quotidiane. Storie di donne perfettamente integrate che lavorano in mezzo a noi, artisti, preti, bambini. Ma anche storie di miseria e di lotta per sopravvivere. Con ogni mezzo.

Non ci sono solo storie italiane, l’autore ha incontrato rom e sinti di altri paesi, ha viaggiato con loro, condiviso esperienze. E nell’ultimo capitolo del libro ricorda la storia delle persecuzioni che gli zingari hanno subito, soprattutto sotto il nazismo e il fascismo. Cifre drammatiche, spesso dimenticate, comunque scomode. Condividere un passato così tragico è un modo per sintonizzarsi con i problemi di oggi. Per provare innanzitutto a riconoscerli, senza negarli. Gli Zingari che vivono in Italia sono circa 110.000, la più bassa percentuale in tutta Europa. Gli Zingari di cittadinanza italiana (fra cui gli ultimi nomadi) sono circa 70.000.

Redazione
26 Giugno 2008 alle 9:51
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