Residenti vs. turisti, atto II: “Imparate dalla riviera romagnola”, ma c’è chi dorme in stazione

turisti dormono in stazione ad alassio

Riviera. Niente da fare: pare non ci sia verso di metterli d’accordo. Parliamo delle due “fazioni” che da qualche giorno si combattono a suon di post e commenti sui social network: residenti liguri da una parte, turisti dall’altra.

Il conflitto va avanti, più o meno latente, ormai da anni. Ma negli ultimi tempi, complice la crisi, il malessere sta assumendo contorni preoccupanti. I turisti sono sempre meno, e spendono sempre meno; d’altro canto, chiudendo le fabbriche, il denaro che i turisti lasciano sul territorio è sempre più indispensabile. E così ci si divide tra chi li vede come una manna dal cielo e chi ne farebbe volentieri a meno.

Savonesi poco accoglienti e per nulla disponibili; turisti cafoni, maleducati e tirchi. I due stereotipi sono chiari, e chi commenta su Facebook la notizia di ieri (leggi qui) non fa che ribadirli. “Il problema è che abbiamo un turismo di morti di fame – attacca un residente – volevo dire a tutti i turisti pezzenti di farsi le vacanze al loro paese se non possono permettersi di venire in Liguria”. E a riprova arriva in redazione la foto di due giovani turisti che, come hotel, hanno scelto la stazione di Alassio. La risposta però è altrettanto schietta: “E’ proprio con i prezzi alti e la selezione che hanno fatto scappare i turisti sani e sono rimasti quelli che vorrei ma nn posso”.

Ma tra un “I peggiori sono i torinesi” e un “non son stufa dei turisti, son stufa dei maleducati, frega a me da dove arrivano” c’è anche chi fa autocritica. “I savonesi (io lo sono) dovrebbero andare a scuola sul litorale romagnolo o sul lago di Garda – scrive una residente – ad imparare le regole basilari dell’accoglienza… vivo da 20 anni sul Garda e di una pozzanghera hanno fatto un mare che gli permette di lavorare 8 mesi su 12 e di vivere agiatamente”. “Il turismo mordi e fuggi di balordi incivili è frutto dell’incapacitá dei liguri”, commenta amaro un altro. I “foresti” concordano: “Avete quello che vi meritate, avete investito negli anni per fare scappare i turisti che potevano portare ricchezza e sono rimasti disperati mordi e fuggi incivili”.

C’è chi guarda alla riviera romagnola come ad un esempio da seguire, ma non per tutti è fattibile: “È normale che noi liguri non ne possiamo più di vedere turisti siamo in Liguria una regione dove ogni metro quadrato è sacro… Un posto che d’estate diventa invivibile grazie alle orde di turisti che ‘ci portano i soldi’. E smettetela di compararci all’Emilia dove hanno chilometri di spiagge in più e spazio a più non posso, lo credo che loro sono più accoglienti e rilassati… Di nervoso loro se ne fanno ben poco”. “Purtroppo la Liguria non è la riviera romagnola – concorda un altro – Non abbiamo gli spazi, le infrastrutture, le strade, i parcheggi. E’ ovvio che non possono convivere le normali routines di chi vive e lavora (non nel ramo turistico) con i bisogni dei turisti”.

La soluzione proposta da qualcuno è drastica: “L’unico modo per risollevare la riviera sarebbe eliminare tutti i liguri dalle attività turistiche e appaltarlo per dieci anni a milanesi e romagnoli. Diventeremmo un paradiso. Tra noi liguri ci son troppi maleducati e ignoranti per lavorare col pubblico”. Ma anche qui ci si divide: secondo qualcuno “le attività in mano ai veri liguri, quello che sono nati qui, sono ormai pochissime”. E così ci si divide di nuovo, tra chi vede i meridionali al timone delle nostre strutture ricettive come una benedizione (“per fortuna, se no ci bruciavamo pure quei 30 turisti l anno che ancora ci scelgono”) e chi invece li attacca.

Esemplificativo di questo nuovo problema è il racconto di una commerciante: “Vivo in Liguria ormai da 26anni, ho sempre avuto attività commerciali e la simpatia e accoglienza ha sempre fatto da padrone nelle mie attività. Mi è però successo a Pietra Ligure, in una gelateria, di comprare un the e una brioche per mio figlio e non riuscendo a trovare monete nel portafoglio (non volevo usare 100 euro per pagarne 2,50 creando disagi al proprietario) mi sono sentita dire ‘Mentre lei perde tempo vado a finire di pulire’. Al che gli ho detto di calmarsi e lui mi ha risposto ‘Parlate bene voi turisti che siete qui a non far niente, noi dobbiamo lavorare!’. Ho spiegato che non ero una turista e che ho anche io un’attività commerciale che mi impegna tutto il giorno e in più ho tre figli quindi lavoro forse il doppio di lui, e per chiudere mi ha risposto ‘Ecco perché andiamo male, deve finire sta storia di voi del sud che venite a rubare il lavoro qui a noi del nord'”.

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