Vado Ligure. Si ritroveranno domattina davanti all’ingresso di Tirreno Power i lavoratori dell’indotto, per manifestare la propria preoccupazione dopo il sequestro dei gruppi a carbone e la conseguente chiusura della centrale.
Una chiusura che, per le aziende collegate (quelle che ad empio si occupano di pulizie, manutenzione o ristorazione), rischia di trasformarsi in una sentenza definitiva: non sono poche quelle per cui Tirreno Power rappresenta il cliente principale, se non di fatto l’unico. E così ai dipendenti dell’indotto le aziende hanno comunicato di rimanere a casa a partire da lunedì.
I lavoratori però, alla centrale, ci andranno lo stesso, per un presidio a cui si uniranno anche i dipendenti diretti (che hanno già annunciato di voler fare assemblea): l’intenzione è quella di partire, tutti uniti, alla volta di Vado, in un corteo pacifico volto a sensibilizzare ancor più sulla loro precaria situazione.
Un’unione che era sembrata per qualche momento vacillare, quando si era parlato di cassa integrazione sicura per i dipendenti diretti e non così certa invece per i lavoratori delle altre aziende, causando una frattura tra il gruppo dei possibili disoccupati e quello considerato “dei privilegiati”. Per qualche ora si è rischiato il “muro contro muro”, con i lavoratori dell’indotto intenzionati a impedire l’ingresso in centrale ai dipendenti. Contrasto superato quando questi ultimi hanno annunciato la loro volontà di unirsi al presidio: e alla fine i lavoratori hanno deciso di sfilare uniti.
Un rischio, quello di trattamenti differenti, che i sindacati sono all’opera per scongiurare. “Stiamo lavorando per far sì che la copertura riguardi tutti, indistintamente – annuncia Fulvia Veirana, segretario provinciale della Cgil – ma tutto al momento dipende dalle scelte che farà Tirreno Power: aspettiamo l’incontro del 25 marzo, da lì capiremo quali passi muovere”.
