Cronaca

Finale, iniziati i lavori sulla Sp490. Vaccarezza spara su Enel: “Colpa loro, ma noi interveniamo lo stesso”

Finale Ligure. Sono iniziati questa mattina i lavori sulla Sp490, dove una cabina elettrica è esplosa nella notte tra il 6 e il 7 marzo finendo per crollare sulla strada, causando anche il blackout di parte della cittadina per via della caduta di un cavo ad alta tensione sulla recinzione metallica di Piaggio.

“Abbiamo compiuto un’impresa, iniziando in sostanza i lavori dopo 3 giorni lavorativi dall’evento – dice soddisfatto l’assessore provinciale Roberto Schneck – e a meno di problemi climatici riapriremo la strada in entrambi i sensi entro venerdì prossimo. Non escludiamo inoltre di aprire già prima a senso unico alternato, non appena durante il lavoro ne intravedessimo la possibilità”.

“Qua si vede la differenza tra la Provincia e gli altri enti – tuona invece Angelo Vaccarezza, presidente dell’ente provinciale – E’ una frana causata dall’Enel: lei ha scavato la montagna, creando la situazione di pericolo e portando all’esplosione della cabina e al crollo. Se noi fossimo le Ferrovie – attacca Vaccarezza facendo un paragone con la vicenda del deragliamento di Andora – diremmo che deve occuparsi di tutto colui che ha creato il danno. Noi invece siamo la provincia: oggi interveniamo in somma urgenza, e nell’arco di 10 giorni non solo tutto sarà rimosso ma il versante sarà messo il versante in sicurezza per poter transitare per quella strada tranquilli. Poi ci porremo il problema dei rimborsi. Questo lo dico a futura memoria, per il giorno che le province non ci saranno più”.

Per prima cosa si provvederà alla pulizia generale dell’area, rimuovendo i circa 450 metri cubi di materiale franoso. Successivamente si provvederà a mettere in sicurezza la parete, lunga 25 metri e alta 10, rimuovendo anche tutto il costone in cima, ed infine verrà rimosso quanto rimasto della cabina Enel: un lavoro che andrà fatto insieme all’azienda per via della presenza di alcuni elementi elettrici e trasformatori da smaltire in modo adeguato.

L’ultima operazione sarà aumentare i blocchi di cemento posti alla base della parete, utilizzando poi parte della terra rimossa per creare una sorta di “materasso” tra la montagna e i blocchi. In elevazione verrà invece installata una rete paramassi ad altissima resistenza, dalla tenuta superiore a quelle tradizionali: anche il fissaggio non avverrà con i tradizionali chiodi da 3 metri ma con tiranti che entreranno dentro la montagna per 6 metri, dato che in quel punto non c’è roccia viva ma un misto di terra e calcare nettamente più fragile.

“Il costo di questi primi interventi raggiungerà i 60.000 – spiega Schneck – poi ce ne vorrebbero altri 90.000 per la sistemazione definitiva, togliendo i blocchi di cemento e il piede di terra e facendo un lavoro di terre armate. Ma per questo intervento più profondo, ad oggi, il finanziamento non c’è”.