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Politica

Sanità, consiglio regionale monotematico: il Pdl critica l’assenza di Burlando

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Sanità, consiglio regionale monotematico: il Pdl critica l’assenza di Burlando
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Regione. Questa mattina l’intera seduta del Consiglio regionale è stata dedicata a discutere la situazione della sanità. Il dibattito ha assorbito le numerose iniziative consiliari – interpellanze e interrogazioni – che erano state presentate nel tempo e mai discusse in aula.

La relazione introduttiva parlando per la minoranza è stata svolta da Matteo Rosso (Pdl). “Abbiamo chiesto questo Consiglio regionale straordinario come minoranza perché riteniamo che il servizio sanitario ligure sia sempre più inadeguato a rispondere alle esigenze della popolazione ed in particolare di quella anziana”. Rosso ha stigmatizzato l’assenza dal dibattito del presidente Claudio Burlando: “Data l’importanza del problema, aveva il dovere di essere presente, anche perché la questione che abbiamo di fronte è politica: in questi anni – ha spiegato Rosso – si è guardato solo al contenimento dei costi e alle esigenze del personale e si è dimenticato che al centro del servizio deve esserci il malato. La nostra sanità deve essere umanizzata. Serve attenzione e cura verso il paziente: con i tempi contingentati lo abbiamo ridotto ad una sorta di macchina rotta da riparare. Quindici minuti spesso non sono sufficienti per fare una visita cardiologica, eppure bisogna stare dentro quel limite di tempo”. Ha ricordato che per Tac e risonanze magnetiche e taluni esami di laboratorio bisogna andare di persona a prenotare. “Il paziente di fatto ha due possibilità: prenotare al Cup e vivere un’odissea e tempi infiniti oppure rivolgersi ad una struttura privata con tempi rapidi, ma con costi che la crisi rende insostenibili a molti. Non parliamo dei pronto soccorso: si passano ore e ore sulle barelle in attesa. Questo non perché ci sia indolenza da parte dei medici, ma a causa della disorganizzazione del sistema. Troppi pazienti ormai preferiscono restare a casa piuttosto che affrontare un simile calvario. Le liste d’attesa sono sempre più lunghe. Abbiamo un peggioramento dei tempi per visite di colonscopia, ecografia, cardiologia. Per una visita radiologica si aspetta 7-8 mesi, per una oculistica 4 mesi. Rosso ha ricordato che nel 2007 è stato fatto un accordo Liguria – Piemonte per utilizzare la società Amos per abbattere le liste d’attesa che dovevano essere azzerate nel 2008. “Da allora le cose non sono migliorate, anzi”. Rosso ha quindi affrontato il tema dell’umanizzazione della sanità e quello delle fughe dei pazienti verso le altre regioni: “Bisognerebbe fare corsi su come si trattano i pazienti – ha detto – che non sono macchine. La conseguenza delle liste d’attesa e delle dimissioni di alcuni sanitari prestigiosi che preferiscono lavorare in altre regioni è la fuga dei pazienti che sempre più spesso si rivolgono a specialisti fuori dalla Liguria con un costo disastroso per il bilancio della nostra Regione. Sarebbe meglio investire parte di queste risorse per retribuire il merito di sanitari di alta professionalità e ridurre liste d’attesa e fughe”.

Maurizio Torterolo (Lega Nord Liguria – Padania) ha aggiunto: “Non voglio cadere nella polemica sterile dimenticando la difficile situazione economica del paese, però la chiusura fra gli altri dei pronti soccorso di Bordighera, Cairo Montenotte, Rapallo ha creato problemi e rischi per i pazienti più gravi, ha incrementato in modo vertiginoso i trasporti delle ambulanze anche per i codici verdi e gialli e aumentato sia il carico di lavoro del personale dei pronti soccorso rimasti attivi che quello delle ambulanze. Un mix che spesso produce ritardi nel soccorso e che ha determinato anche decessi. I risparmi prodotti da tale riorganizzazione della rete delle emergenze sono tutti da dimostrare: il gasolio costa, così come costano le migliaia di chilometri fatti dalle ambulanze e pesa anche lo stress sul personale volontario che sarà sempre più difficile trovare”. Torterolo ha ricordato che in Valbormida e nelle periferie industriali spesso si verificano infortuni sul lavoro e incidenti di carattere ambientale. “L’assurda cancellazione di interi reparti sanitari in quelle zone ha prodotto risparmi, ma incidendo non sugli sprechi sulle carenze di produttività, ma riducendo pericolosamente i servizi essenziali ai cittadini. Come minoranza invitiamo la giunta a coinvolgere maggiormente il consiglio nelle scelte: troppo spesso ci siamo visti scavalcati da decisioni calate dall’alto. Dobbiamo rimettere al centro il paziente non gli operatori della sanità che pure svolgono un ruolo importante”.

Luigi Morgillo (Pdl) ha detto: “Nel 2005, quando questa maggioranza si è insediata, gli slogan per la sanità erano: programmazione, togliere i doppioni, basta concorrenza fra Asl e ospedali. Una linea che si è concretizzata con due leggi: la 12/2006 e la 41/2006. Due leggi che nel corso degli anni sono state cambiate almeno 50 volte. Tutti cambiamenti frutto di scelte e di spinte politiche: il tutto alla faccia della programmazione e delle necessità del servizio. Talvolta si è trattato di vere sciocchezze, come l’elezione dei capidipartimento o la decisione di mandare via professionalità di livello elevate, determinando la crescita delle fughe verso altre regioni. Non a caso non sono mai stati presentati dei report sui risultati ottenuti dalla riorganizzazione della rete ospedaliera. La verità è che spesso tale riforma guardava più agli equilibri dentro la maggioranza che alla razionalizzazione del servizio. Ancora oggi non si conosce quali miglioramenti abbiano prodotto la deaziendalizzazione del Santa Corona e di Villa Scassi e la riduzione dei Dea di secondo livello. Risparmi non se ne sono visti e tantomeno miglioramenti del servizio.. E poi unificare le Asl in una sola. “Ormai averne 5 non ha più senso, anzi è lì la madre di tutti i doppioni, visto che le Asl non fanno più la gestione immobiliare né gli acquisti o la programmazione. Di fronte alla salute non ci deve essere maggioranza e minoranza e non ci devono essere pregiudizi nei confronti del privato”.

Aldo Siri (Liste civiche per Biasotti presidente) ha innanzitutto criticato la decisione, presa a suo tempo dalla maggioranza, di affidare ai dirigenti delle Asl una parte dei tagli in materia di sanità. “Si sarebbe dovuti arrivare a soluzioni in tempi rapidi, ma così non è stato”, ha ribadito il consigliere che ha rivelato le sue preoccupazione per le entrate, che dovrebbero contribuire a finanziare la sanità nei prossimi anni, derivanti dall’imposizione regionale, ma che a suo avviso sono destinate a diminuire in maniera corposa: “I saldi dell’addizionale Irpef e dell’Irap credo diminuiranno di circa un terzo”, ha ribadito, spiegando che ciò è il frutto dell’attuale crisi che ha provocato un forte aumento della disoccupazione. Siri ha espresso preoccupazione anche per quanto riguarda i concorsi per primariato “che hanno evidenziato una forte colonizzazione esterna”. Critiche sono state mosse anche alle operazioni di alienazione che hanno riguardato immobili che non avevano i requisiti per essere venduti e ai funzionari che hanno dato corso a simili operazioni e che, a suo avviso, devono essere penalizzati. Ha infine toccato la questione relativa alla riduzione dei reparti di pronto soccorso liguri. “Non si è ancora riusciti a realizzare un consorzio dei medici di famiglia che coprirebbe il servizio dal venerdì sera alla domenica sera, evitando a molti cittadini, a molti pazienti il ricorso al pronto soccorso, dove i tempi di attesa sono sempre più lunghi e dove, i particolare nei fine settimana, la situazione è davvero tragica”.

Marco Melgrati (Pdl) ha affrontato per prima cosa la questione relativa ai tagli effettuati alla rete dell’emergenza sanitaria che ha toccato quattro reparti di pronto soccorso ed in particolare due nella provincia di Savona, ad Albenga e Cairo. “I tagli sono stati effettuati, ed è già passato molto tempo, ma la giunta non ha ancora sottoposto al Consiglio il piano relativo alla rete dell’emergenza – ha detto il consigliere –. I due pronto soccorso in provincia di Savona hanno cambiato nome, assumendo quello di punti di primo intervento, ma la gente li identifica con il ruolo che hanno sempre avuto. Tant’è che il flusso è in costante aumento. Le ambulanze non portano più qui i codici rossi, ma talvolta i pazienti, anche quelli gravi, arrivano con altri mezzi. A fronte di un aumento del flusso di utenti, è però diminuito il personale in servizio. Già ci sono grossi problemi ora, che siamo in primavera, figuriamoci cosa accadrà in estate, quando la popolazione raddoppia”. Melgrati ha poi ricordato che nell’ospedale di Albenga, nel laboratorio di analisi si tende alla chiusura notturna e alla sua “sostituzione” tramite un apposito strumento, detto “point of care”, non tenendo però presente le sentenze di diversi tribunali italiani, secondo i quali l’apparecchio può essere utilizzato soltanto da un tecnico di laboratorio, e non da un semplice infermiere.

Marco Scajola (Pdl), dopo aver rimarcato l’assenza in aula del presidente della giunta Claudio Burlando, ha dichiarato: “Questo dibattito sulla sanità è stato promosso dalla minoranza perché è l’argomento di eccellenza per la Regione sia da un punto di vista amministrativo che di bilancio, eppure è dall’estate scorsa che questo argomento è rinviato dalla maggioranza per ragioni politiche perché non è coesa e ha continuato a rinviare e a prendere tempo per aggiornarsi in tempi migliori, per superare le elezioni politiche di febbraio, ed evitare problemi interni”. Scajola ha quindi lamentato la mancanza di una strategia chiara da parte della giunta su questi temi e ha aggiunto: “Noi non vogliamo fare campanilismo, non chiediamo la luna, lo dimostra l’ordine del giorno che abbiamo presentato, ma chiediamo di entrare con decisione su un tema importante. La Liguria è indietro su temi importanti e noi ne facciamo una colpa alla maggioranza di centrosinistra, che è carente, e alla giunta che non incide. Ora avreste la possibilità di responsabilizzarci: fateci parte integrante di qualcosa di utile, dateci la possibilità di svolgere il nostro ruolo costruttivo”. Scajola ha concluso chiedendo quali ospedali nuovi avranno la priorità e come saranno finanziati.

Per Raffaella Della Bianca del gruppo misto: “Sulla riorganizzazione dei pronto soccorsi c’è una delibera ferma da tempo e la maggioranza si è più volte spaccata sulla questione. Un altro punto importante sulla sanità è quello su come sia possibile far viaggiare e trattare le informazioni attraverso le quali diagnostichiamo, curiamo e gestiamo nel lungo termine la salute delle persone. Non c’è infatti nessuna integrazione tra il medico di base, quello specialistico e il ricovero ospedaliero. Il malato è quindi abbandonato a se stesso, quando invece dovrebbe essere al centro. Per questo motivo è urgente che venga ‘costruito’ un modello sanitario che ruoti attorno ai pazienti”. “Se non ci interroghiamo seriamente su quale debba essere il modello di sanità – conclude Della Bianca -, rischiamo di fare gli stessi errori del passato. Quella alla sanità è la delega più importante del nostro Ente, ed oggi, che si è tenuto un consiglio monotematico su tale argomento, mi sembrava opportuno che fosse presente oltre all’assessore Montaldo, anche il presidente Burlando non può cavarsela con la battuta ‘c’è bisogno più di infermieri e meno di primari’. E’ necessario garantire un modello di efficienza in tempi rapidi, per andare incontro ad una popolazione sempre più povera ed anziana”.

Giancarlo Manti (Pd): “Dalla minoranza non sono arrivate solo critiche, ma anche alcune proposte ed è stato preparato un ordine del giorno che potremmo analizzare insieme. Ricordo però – ha aggiunto – che in questi ultimi due o tre anni sono mancati miliardi di euro in seguito alle note vicende nazionali e anche la Regione ha dovuto assumere un impegno gravoso e difficile da un punto di vista politico che permettesse due cose fondamentali: universalità e gratuità ed un lavoro importante è stato fatto, nonostante le difficoltà. Alcune fra le mancanze in casi particolari citati da Rosso possono dipendere anche da problemi di ordine burocratico e amministrativo e credo che la revisione del sistema centralizzato degli acquisti di beni e servizi, il contenimento della spesa farmaceutica, la riduzione di dirigenti medici e amministrativi a regime produrranno risparmi significativi”. Manti ha poi sottolineato il problema delle liste di attesa che “rischia di diventare patologico anche perché influisce sull’efficienza del servizio e costituisce un aggravio per le spese delle Asl. Vanno sicuramente premiati quei dirigenti e quelle strutture – ha spiegato – che lavorano bene e bisogna, nei limiti delle finanze regionali, dotare sempre più le Asl di strutture residenziali per i pazienti che non hanno bisogno di terapia d’urgenza o non sono in fase acuta della malattia.

Redazione
4 Giugno 2013 alle 15:33
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